Il tempo delle analisi è finito e quello delle decisioni si sta rapidamente esaurendo. È questo il messaggio politico ed economico che emerge con forza dall’appello lanciato da Confapi insieme a undici associazioni europee di piccole e medie imprese, riunite nella rete European Entrepreneurs CEA-PME, che rappresenta oltre 1,2 milioni di imprese in gran parte degli Stati membri dell’Unione e in alcuni Paesi partner strategici come Norvegia e Regno Unito.
Nel documento indirizzato alle istituzioni europee, le organizzazioni imprenditoriali mettono nero su bianco un giudizio netto: senza un’azione rapida, unitaria e pragmatica, l’Europa rischia un declino industriale strutturale. Un rischio che non riguarda solo la crescita economica, ma la tenuta complessiva del modello sociale europeo, fondato su lavoro qualificato, coesione territoriale e capacità produttiva diffusa.
Secondo Confapi e le associazioni firmatarie, l’Unione Europea si trova oggi schiacciata in una morsa a tre lati. Da un lato, un sistema di iper-regolamentazione interna, che appesantisce i costi e rallenta le decisioni delle imprese. Dall’altro, le pressioni commerciali degli Stati Uniti, sempre più orientate a politiche industriali aggressive e selettive. Sul terzo fronte, una concorrenza industriale cinese sostenuta da sussidi, prezzi energetici più bassi e un forte intervento statale. In questo scenario, la risposta europea viene giudicata lenta, frammentata e burocratica, incapace di proteggere il tessuto produttivo.
Il risultato, avvertono le associazioni, è già visibile: perdita di imprese, riduzione dei posti di lavoro qualificati e progressiva erosione del know-how industriale europeo. Un processo che, se non invertito, rischia di minare non solo la competitività, ma anche la credibilità del progetto europeo agli occhi di cittadini e imprese. Il Mittelstand europeo, cuore produttivo dell’Unione, respinge l’idea di un’Europa ridotta a “vassallo” economico di Stati Uniti o Cina e chiede una strategia comune che rimetta al centro la produzione.
Nel cuore dell’appello c’è il tema della competitività di lungo periodo, considerata la vera condizione per una crescita sostenibile. Le imprese chiedono agli Stati membri politiche in grado di proteggere margini, costi e capacità di investimento, evitando una pressione fiscale che finisca per favorire delocalizzazioni o acquisizioni da parte di gruppi extraeuropei. Particolare attenzione viene posta alla difesa della proprietà europea degli asset industriali e al passaggio generazionale, snodo cruciale per la continuità delle PMI.
Un altro nodo centrale riguarda la regolamentazione. Secondo Confapi e i partner europei, è necessaria una moratoria immediata su nuove norme e una revisione profonda di quelle esistenti, con l’obiettivo di eliminare gli adempimenti inutili che drenano risorse senza produrre benefici concreti. In questo quadro si inserisce anche la richiesta di una neutralità tecnologica reale, soprattutto nella transizione ecologica, che dovrebbe essere guidata dalle imprese e non imposta dall’alto attraverso obblighi rigidi e scadenze difficilmente sostenibili.
Il capitolo energia viene indicato come decisivo per il futuro industriale dell’Europa. Le associazioni sostengono che la sovranità energetica europea sia raggiungibile solo garantendo energia decarbonizzata a prezzi sostenibili. Da qui la richiesta di una profonda riforma del mercato energetico, che includa la revisione del meccanismo del merit order, una riconsiderazione del sistema ETS, la riduzione delle tasse sull’energia e un deciso investimento su idrogeno e nucleare, senza tabù ideologici.
Infine, l’appello pone con forza il tema della difesa delle produzioni europee. Gli appalti pubblici dovrebbero diventare uno strumento di politica industriale, privilegiando prodotti e filiere europee, mentre sul piano commerciale viene invocato il principio di reciprocità negli scambi. Se necessario, sostengono le associazioni, l’Unione dovrebbe ricorrere a dazi mirati, in particolare verso la Cina, per riequilibrare condizioni di concorrenza oggi ritenute profondamente asimmetriche.
Il messaggio che arriva da Confapi e dalle PMI europee è chiaro: senza industria non c’è autonomia strategica, né crescita, né coesione sociale. E il tempo per intervenire, avvertono, è ormai agli sgoccioli.
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