La partita sulle pensioni si trasforma in uno dei fronti più delicati della legge di bilancio e diventa terreno di scontro politico diretto tra governo e opposizioni. Elly Schlein attacca frontalmente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusandolo di aver introdotto un aumento dell’età pensionabile “in sordina” e in contraddizione con gli impegni presi in campagna elettorale. Un’accusa che va oltre la polemica politica e investe il merito delle scelte economiche in un Paese che invecchia rapidamente e che fatica a garantire sostenibilità sociale alle future generazioni.
Secondo la segretaria del Partito democratico, sulle pensioni “si consuma il più alto tradimento delle promesse elettorali del governo Meloni”, perché la manovra interviene su uno dei pilastri del welfare senza un confronto trasparente né un’assunzione di responsabilità politica esplicita. In particolare, Schlein contesta il fatto che l’aumento dell’età pensionabile sia già contenuto nel testo della legge di bilancio, nonostante il ritiro di una proposta specifica avanzata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti dopo le tensioni emerse nella maggioranza.
Il nodo, dal punto di vista dell’opposizione, è duplice. Da un lato, la misura inciderebbe sul 96% dei lavoratori, incluse categorie sensibili come le Forze dell’ordine, e non verrebbe cancellata nemmeno con il maxi-emendamento finale. Dall’altro, il governo continuerebbe a evitare un chiarimento politico pubblico, alimentando un clima di incertezza proprio mentre il Parlamento è chiamato a chiudere l’iter della manovra a ridosso dell’esercizio provvisorio.
Nel mirino di Schlein finisce anche la gestione parlamentare della legge di bilancio. Le ripetute sospensioni dei lavori in Commissione Bilancio vengono lette come il segno di divisioni profonde nella maggioranza, in contrasto con la narrazione di compattezza rilanciata dalla premier nei giorni precedenti. La segretaria dem parla apertamente di “forzature” procedurali e di uno spettacolo istituzionale che rischia di indebolire la credibilità del governo sui mercati e nel confronto con le parti sociali.
Il tema pensionistico, del resto, è uno dei più sensibili anche sul piano economico. L’Italia resta uno dei Paesi europei con la più alta spesa pensionistica in rapporto al Pil, mentre l’andamento demografico e la frammentazione del mercato del lavoro rendono sempre più complesso il patto intergenerazionale. In questo quadro, ogni intervento sull’età pensionabile assume un valore politico che va ben oltre i saldi di finanza pubblica, toccando direttamente il consenso sociale.
Per questo, l’opposizione chiede un cambio di passo. Il Pd sollecita il governo a votare gli emendamenti unitari delle minoranze, che spaziano dal salario minimo al congedo paritario, rivendicando una manovra più orientata alla protezione del lavoro e delle fasce più esposte. La sfida, per l’esecutivo, sarà ora dimostrare che la sostenibilità dei conti non passa necessariamente attraverso scelte percepite come penalizzanti per chi ha già alle spalle una vita di contributi.
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