Dal palco dell’assemblea annuale di Confindustria, tenutasi a Bologna, il presidente Emanuele Orsini ha lanciato un appello forte e diretto per costruire un piano straordinario capace di rilanciare l’economia italiana. In un momento in cui il rallentamento della crescita e l’incertezza geopolitica mettono sotto pressione il sistema produttivo, il leader degli industriali ha proposto una strategia ambiziosa ma concreta: 8 miliardi di euro l’anno in investimenti per almeno tre anni, con l’obiettivo di raggiungere un +2% di PIL nel triennio e di consolidare il trend nel lungo periodo.
Orsini ha parlato di un “nuovo patto sociale” tra istituzioni, politica, sindacati e imprese, fondato su responsabilità condivisa e visione comune. In particolare, ha evidenziato la necessità di un cambio di metodo decisionale, che superi le tradizionali rigidità politiche e favorisca l’attuazione delle proposte già avanzate da Confindustria. Delle 80 misure suggerite, solo otto sono state approvate, mentre sei risultano ancora in valutazione. Eppure, molte di esse – ha precisato – non richiedono risorse aggiuntive, ma solo una maggiore capacità esecutiva.
Sul fronte europeo, Orsini ha chiesto azioni incisive per rafforzare la competitività dell’industria continentale, a partire da più investimenti in innovazione e da una revisione del Patto di stabilità e crescita, giudicato inadatto a sostenere gli investimenti industriali. “Se non viene adattato alle esigenze produttive, rischia di trasformarsi in un patto per il declino dell’Europa”, ha dichiarato. Centrale anche la richiesta di un vero mercato unico degli investimenti e dei risparmi, in grado di attrarre capitali globali verso l’economia reale europea.
Uno dei temi più urgenti affrontati da Orsini riguarda l’energia, definita un “dramma quotidiano” per famiglie e imprese a causa di costi insostenibili. Da qui l’appello a disaccoppiare il prezzo del gas da quello delle rinnovabili e a riaprire il dibattito sul nucleare, in un’ottica di sostenibilità e indipendenza energetica. Su questo punto, ha trovato sponda anche nella premier Giorgia Meloni, che condivide la necessità di un fronte comune, anche con le opposizioni.
Non è mancata una riflessione sulle politiche monetarie: Orsini ha sollecitato la Banca Centrale Europea a mostrare maggiore flessibilità, sia nella gestione dei tassi d’interesse sia nei requisiti patrimoniali imposti alle banche, che in Europa risultano più severi rispetto a Stati Uniti e Cina.
Sul piano interno, il presidente di Confindustria ha posto l’accento sul lavoro, sottolineando l’urgenza di salari più equi, contratti legati alla produttività e una lotta decisa contro i contratti pirata e l’illegalità nel mondo del lavoro. Ha inoltre denunciato il calo del potere d’acquisto, che sta penalizzando consumi e crescita.
In conclusione, Orsini ha indicato nell’unità tra tutte le forze del Paese l’unico strumento possibile per affrontare le sfide strutturali che attendono l’Italia. Una visione industriale chiara, fondata su investimenti, innovazione, sostenibilità e lavoro di qualità, appare oggi l’unica strada percorribile per garantire stabilità e sviluppo.
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