Battuta d’arresto per la riforma Calderoli. La Corte costituzionale ha infatti dichiarato incostituzionali diversi passaggi chiave della riforma sull’autonomia differenziata considerata cruciale per la Lega e sostenuta dall’intera coalizione di governo.
In 109 pagine di motivazioni, i giudici hanno spiegato cosa deve essere cambiato e perché. Il giudizio della Consulta smonta molti aspetti centrali del testo, a partire dalla gestione dei Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), che non possono essere definiti dal governo tramite decreto, ma richiedono il coinvolgimento diretto del Parlamento.
“Il popolo e la nazione sono unità non frammentabili”
Un passaggio chiave della sentenza riguarda il concetto di sovranità regionale, escluso categoricamente dai giudici. “Non possono esistere popoli regionali”, si legge nel documento. Il regionalismo è considerato una componente fondamentale della società italiana, ma deve essere regolato nel rispetto del principio di unità nazionale. E’ questo forse il passaggio cruciale dell’intera sentenza che spegne quasi definitivamente i sogni “ancestrali” della Lega. Il regionalismo è sostenuto non tanto in termini assoluti ma in un quadro unitario che rispetti i principi egualitari sanciti dalla Costituzione.
Le funzioni che non si possono trasferire alle Regioni
Secondo la Consulta, alcune competenze sono impossibili da decentralizzare, nonostante quanto previsto dalla Costituzione. Si tratta, ad esempio, di settori in cui le normative dell’Unione Europea hanno un peso determinante, come la politica commerciale, l’energia, la tutela ambientale e la gestione dei porti e aeroporti.
Anche le norme generali sull’istruzione devono mantenere una coerenza su scala nazionale, per garantire uguaglianza e uniformità.
Caos sui Lep: serve una legge, non un decreto
Uno dei punti più critici riguarda i Lep, i requisiti minimi per garantire uguali diritti in tutto il Paese. La riforma prevedeva che il governo li definisse tramite Dpcm, una procedura considerata inadeguata dalla Consulta. “I Lep implicano scelte politiche delicate”, hanno affermato i giudici, sottolineando che queste devono essere guidate direttamente dal Parlamento.
Cosa succede al referendum sull’autonomia
La sentenza rischia di mettere a rischio il referendum abrogativo previsto per il prossimo anno. Entro il 15 dicembre, sarà la Corte di Cassazione a stabilire se i quesiti restano ammissibili, alla luce delle modifiche imposte dalla Consulta. Secondo la legge, un referendum può essere bloccato se la norma di riferimento subisce modifiche profonde, come sembra essere il caso.
Il governo Meloni, intanto, dovrà decidere come procedere per riscrivere il testo della riforma e salvare il progetto di autonomia differenziata.
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