Numerose piccole e medie imprese industriali, in particolare nel comparto tessile, si trovano ancora intrappolate in una complessa e controversa vicenda relativa al credito d’imposta per Ricerca & Sviluppo. Nonostante i tentativi recenti di porre rimedio alla situazione, la questione rimane irrisolta, aggravata da interpretazioni retroattive della normativa e dall’assenza di strumenti concreti a tutela delle aziende che hanno agito in buona fede.
Il nodo nasce da una norma introdotta nel 2013 e successivamente modificata in maniera sostanziale nel 2019, con un’interpretazione molto più restrittiva e priva di clausole di salvaguardia. Questo cambio di rotta ha comportato contestazioni retroattive da parte dell’Agenzia delle Entrate, colpendo imprese che avevano fruito del credito sulla base delle indicazioni allora vigenti. Un meccanismo che, secondo Confapi, ha messo in crisi decine di aziende che, in mancanza di chiarimenti ufficiali, hanno agito nella convinzione di operare nel pieno rispetto delle regole.
Attualmente, la procedura di riversamento spontaneo dei crediti d’imposta relativi al periodo 2015-2019, ritenuti dall’amministrazione fiscale “indebitamente utilizzati”, è stata prorogata fino al 3 giugno. In parallelo, la Legge di Bilancio ha istituito un fondo da 220 milioni di euro presso il Mimit, destinato a finanziare un contributo in conto capitale per le imprese che aderiranno al riversamento. Tuttavia, il decreto attuativo che dovrebbe stabilire criteri e modalità di assegnazione del contributo non è ancora stato emanato, lasciando le imprese in uno stato di grave incertezza.
Confapi, in una nota ufficiale, sottolinea che, alla luce della scadenza imminente e della persistente mancanza di chiarezza normativa, è necessario intervenire immediatamente. L’associazione chiede una nuova proroga della scadenza del 3 giugno, che consenta almeno di attendere l’emanazione dell’atto di indirizzo ministeriale volto a distinguere tra crediti inesistenti e crediti non spettanti. Inoltre, Confapi ritiene indispensabile l’adozione di misure strutturali: tra queste, una maggiore dilazione dei pagamenti e un contributo a fondo perduto di almeno il 50% dell’importo versato per le imprese che hanno già aderito o aderiranno al riversamento.
Il rischio, secondo l’associazione, è quello di mettere ulteriormente sotto pressione un tessuto industriale già fragile, compromettendo investimenti futuri e la capacità di innovazione delle Pmi italiane.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, Twitter e LinkedIn











