La crisi della produzione Stellantis in Italia si fa sempre più profonda, con lo stabilimento di Pomigliano d’Arco tra i casi più emblematici di un declino che assume ormai proporzioni storiche. Nel primo trimestre del 2025, l’impianto campano ha registrato un calo produttivo del 36,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, contribuendo al quadro di un settore automobilistico nazionale che torna indietro di quasi settant’anni.
Secondo i dati aggiornati, la produzione totale del gruppo Stellantis in Italia è diminuita del 35,5% nei primi tre mesi dell’anno. Se si considera il solo comparto delle autovetture, la flessione è ancora più marcata: -42,5%. Un segnale chiaro di difficoltà che coinvolge tutti gli stabilimenti italiani, senza alcuna eccezione positiva.
Nel dettaglio, la storica fabbrica di Torino-Mirafiori ha subito un calo del 22,2%, mentre Maserati Modena registra un drammatico -71,4%. Pesanti flessioni anche a Cassino (-45,5%), Melfi (-64,6%) e Atessa, lo stabilimento abruzzese dei veicoli commerciali, che segna un -24,2%.
Pomigliano, sede della produzione di modelli chiave per il mercato nazionale come la Fiat Panda, rappresenta un nodo cruciale della crisi, anche per l’importanza socioeconomica che lo stabilimento riveste nel Mezzogiorno. La contrazione produttiva si inserisce in un contesto di incertezza legata alle strategie industriali del gruppo Stellantis. Il Piano Italia è lontano dalla realizzazione e potrebbe dare i suoi risultati nel lungo periodo.
Il ritorno della produzione ai livelli del 1956 è un dato che scuote non solo il settore dell’automotive, ma l’intero sistema industriale italiano. Preoccupano l’impatto sull’occupazione, la riduzione dell’indotto e la perdita di competitività. I sindacati chiedono un confronto urgente con l’azienda e con il governo per mettere in campo misure capaci di invertire la rotta.
Se il trend non verrà invertito nei prossimi mesi, il rischio concreto è quello di un ridimensionamento permanente della presenza di Stellantis nel nostro Paese, con conseguenze gravi su economia, lavoro e filiera produttiva nazionale.
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