La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale sancisce un passaggio decisivo per la cura del melanoma in Italia: la terapia NADINA, frutto di anni di ricerca e validazione clinica, entra ufficialmente tra i trattamenti erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale ai sensi della Legge 648/96. Una decisione che non rappresenta solo l’inserimento di un nuovo farmaco nell’elenco delle cure disponibili, ma una vera trasformazione del modo in cui il melanoma ad alto rischio viene affrontato.
Il protocollo NADINA ribalta la sequenza terapeutica tradizionale. Invece di intervenire chirurgicamente e valutare successivamente la possibilità di terapie aggiuntive, il trattamento ora inizia prima dell’operazione. La combinazione dei farmaci ipilimumab e nivolumab viene somministrata in fase pre-chirurgica con l’obiettivo di stimolare e potenziare il sistema immunitario quando il tumore è ancora presente e più riconoscibile. La logica è utilizzare l’immunoterapia in un momento in cui può essere più efficace, personalizzando la cura in base alla risposta biologica del paziente.
A determinare il proseguimento del percorso clinico non è più uno schema standardizzato ma la risposta patologica dopo l’intervento. Se il residuo tumorale è minimo, pari o inferiore al 10%, la terapia si considera soddisfacente e non viene proseguita. Se invece il tumore residuo supera questa soglia, il trattamento continua con nivolumab in monoterapia per undici cicli. Questa metodologia consente di evitare terapie inutili nei pazienti responder e di concentrare risorse e intensità terapeutica dove realmente necessarie.
I dati clinici del protocollo NADINA sono definiti dagli esperti come una delle evidenze più rilevanti degli ultimi anni in oncologia dermatologica: miglioramento significativo della sopravvivenza libera da eventi, incremento delle risposte patologiche complete e riduzione dell’esposizione a trattamenti post-operatori laddove non indispensabili. È un modello che coniuga efficacia terapeutica, sostenibilità e precisione clinica.
Il valore dell’approvazione non è solo scientifico. È un risultato che tocca politica sanitaria, accesso alle cure, equità territoriale, capacità del sistema di recepire innovazione. In questo senso, la riflessione del ricercatore e oncologo italiano Paolo Antonio Ascierto sintetizza la portata del cambiamento: “La pubblicazione non è un semplice passaggio amministrativo. È l’inizio di una nuova era nella gestione del melanoma.”
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