Il 2026 si apre con un clima di fiducia in lieve ma significativo miglioramento, soprattutto sul fronte delle imprese. Secondo i dati diffusi a gennaio, l’indice di fiducia dei consumatori sale marginalmente da 96,6 a 96,8, mentre l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese registra un aumento più deciso, passando da 96,6 a 97,6. Un segnale che, pur in un contesto ancora fragile, suggerisce un rafforzamento delle aspettative sul ciclo economico, trainato in particolare dal terziario.
Dal lato dei consumatori, il miglioramento è prudente e selettivo. Crescono le valutazioni sul quadro economico nazionale e sulle prospettive future, con il clima economico che sale da 97,0 a 97,4 e quello futuro da 91,6 a 92,3. Più cauta, invece, la percezione della situazione personale e corrente: il clima personale aumenta di poco, da 96,4 a 96,6, mentre quello corrente resta sostanzialmente stabile. In sintesi, le famiglie guardano con un filo di ottimismo al domani, ma mantengono un atteggiamento difensivo nel presente, anche alla luce delle incertezze sul reddito disponibile e sull’evoluzione dei prezzi.
Molto più dinamico il quadro che emerge dal mondo delle imprese, seppur con forti differenze settoriali. Il vero motore del miglioramento complessivo è rappresentato dai servizi di mercato, dove l’indice di fiducia balza da 100,2 a 103,4, segnalando un rafforzamento diffuso delle aspettative su attività, domanda e occupazione. Segnali positivi arrivano anche dalla manifattura, con l’indice che sale da 88,5 a 89,2, grazie a un miglioramento dei giudizi sugli ordini e delle aspettative sulla produzione.
Tuttavia, il quadro non è omogeneo. Peggiora la fiducia nelle costruzioni, dove l’indice scende da 101,0 a 99,8: gli imprenditori del settore segnalano un deciso deterioramento del livello degli ordini e dei piani di costruzione, pur prevedendo una sostanziale stabilità dell’occupazione aziendale. Ancora più marcata la frenata nel commercio al dettaglio, che registra il calo più consistente: l’indice scende da 106,9 a 102,5, riflettendo valutazioni negative sia sulle vendite correnti sia su quelle prospettiche, accompagnate da un peggioramento del giudizio sulle giacenze di magazzino. Il dato riguarda sia la grande distribuzione sia il commercio tradizionale, segnalando una debolezza diffusa dei consumi.
Analizzando le componenti degli indici, emerge un quadro articolato. Nell’industria manifatturiera migliorano ordini e aspettative produttive, ma si registra un accumulo di scorte, che potrebbe riflettere una domanda ancora insufficiente a smaltire completamente la produzione. Nei servizi di mercato, al contrario, tutte le componenti dell’indice mostrano un netto progresso, confermando il ruolo centrale del terziario nel sostenere la fiducia delle imprese in questa fase congiunturale.
Nel complesso, il primo mese del 2026 restituisce un quadro di moderato miglioramento del clima economico, sostenuto soprattutto dalle imprese dei servizi e, in misura più contenuta, dall’industria. I consumatori restano prudenti, ma mostrano segnali di fiducia nelle prospettive generali, comprese quelle legate alla disoccupazione e alla possibilità di risparmio. La ripresa della fiducia c’è, ma procede a velocità diverse, riflettendo un’economia ancora attraversata da forti asimmetrie settoriali.
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