Non più territori da assistere, ma comunità capaci di produrre sviluppo, innovazione e nuova economia. È da questo cambio di paradigma che nasce il Distretto dell’Innovazione Sociale del Mediterraneo, il primo in Italia ispirato al modello del Social Business del Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, l’economista bengalese conosciuto in tutto il mondo come “il banchiere dei poveri” per aver rivoluzionato il rapporto tra credito, inclusione sociale e sviluppo.
Il progetto sceglie il Mezzogiorno come laboratorio europeo per sperimentare un nuovo modello di crescita fondato sulla capacità delle comunità di generare valore, lavoro e opportunità.
L’iniziativa è stata presentata il 16 luglio presso la sede di Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli di Napoli, alla presenza di Muhammad Yunus, in occasione della firma dell’accordo tra lo Yunus Center di Dhaka e quattro imprese sociali di Napoli, Potenza e Palermo. Un’intesa che conferma il valore internazionale del progetto e la volontà di costruire una rete mediterranea dell’innovazione sociale.
A promuovere il Distretto sono organizzazioni del Terzo settore impegnate da anni nella rigenerazione urbana e nello sviluppo di comunità nelle tre città del Mezzogiorno. L’obiettivo è costruire un sistema stabile di imprese sociali capace di trasformare fragilità e marginalità in opportunità di crescita, occupazione e partecipazione.
Il Distretto rappresenta un’esperienza innovativa e propone un cambio di direzione rispetto alle politiche che, negli ultimi decenni, hanno affrontato le disuguaglianze del Sud prevalentemente attraverso strumenti assistenziali. La nuova prospettiva punta invece sulla capacità delle persone di diventare protagoniste dello sviluppo attraverso l’impresa sociale.
È questa la visione del Social Business elaborata da Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e Premio Nobel per la Pace nel 2006. Un modello che utilizza gli strumenti dell’economia di mercato ma ne cambia la finalità: gli investitori recuperano il capitale iniziale, mentre gli utili vengono reinvestiti nell’impresa per creare occupazione, servizi, formazione e nuove opportunità.
Non assistenza, dunque, ma economia. Non beneficenza, ma lavoro.
Nel Mezzogiorno questo approccio assume un significato ancora più forte. Nei territori più fragili, gli investimenti possono diventare un moltiplicatore di capitale sociale, generando educazione, cultura, salute, welfare di prossimità, transizione ecologica e nuova imprenditorialità.
Il Distretto nasce con questa ambizione: fare del Sud Italia un laboratorio europeo di innovazione sociale, capace di produrre modelli replicabili nel Mediterraneo e nell’Unione Europea.
A coordinare il percorso sarà Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli, che metterà a disposizione l’esperienza maturata in oltre dodici anni di lavoro nel cuore di Napoli. Dal 2014 l’ex Istituto Montecalvario è stato trasformato in un ecosistema di scuole, imprese sociali, servizi sanitari, welfare, cultura e formazione, diventando un esempio internazionale di rigenerazione urbana.
Insieme a Foqus opereranno organizzazioni impegnate da anni nella promozione dell’innovazione sociale e della nuova imprenditorialità: il consorzio Genera – 3ZERO, l’impresa sociale Dalla Parte dei Bambini, Fondazione City of Peace, Per Esempio, Altroverso e altri partner pubblici e privati che entreranno progressivamente nella rete.
“La nascita del Distretto dell’Innovazione Sociale del Mediterraneo rappresenta una scelta strategica che va oltre il valore simbolico. È la dimostrazione che il Mezzogiorno può diventare un laboratorio permanente di innovazione sociale, capace di coniugare impresa, solidarietà e sviluppo sostenibile.
Il modello del Social Business proposto da Muhammad Yunus offre una prospettiva concreta: trasformare le fragilità in opportunità, investendo sulle persone, sul lavoro e sulle comunità.
Oggi più che mai il Sud ha bisogno di politiche che favoriscano la creazione di valore e non soltanto il sostegno al reddito. L’impresa sociale, quando è inserita in un ecosistema fatto di istituzioni, imprese, Terzo settore e mondo della formazione, può diventare un motore di crescita economica e coesione sociale.
Il coinvolgimento di un Premio Nobel come Yunus rafforza l’ambizione di fare del Mezzogiorno un punto di riferimento per il Mediterraneo. Occorre accompagnare questo percorso con strumenti adeguati, investimenti e partenariati capaci di generare occupazione stabile, soprattutto per giovani e donne.
È questa la strada per costruire un’economia più inclusiva, competitiva e responsabile, nella quale il profitto non sia il fine ultimo, ma uno strumento al servizio dello sviluppo umano e della crescita dei territori”.
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