Il Mezzogiorno continua a mostrare segnali di vitalità economica che, nel quadro nazionale, assumono un peso sempre più rilevante. I dati diffusi da Movimprese relativi al secondo trimestre del 2026 delineano un Sud che non solo consolida la propria capacità di generare occupazione, ma manifesta una rinnovata propensione alla creazione di nuove imprese, elemento decisivo per la competitività di lungo periodo.
Secondo le rilevazioni, il Mezzogiorno è la macroarea che registra la crescita più elevata in termini assoluti, con un saldo positivo di oltre 11.100 nuove imprese. Un risultato che si inserisce in un contesto più ampio: nel trimestre, le nuove iscrizioni al Registro delle imprese raggiungono quota 27.000, pari a oltre il 32% del totale nazionale, confermando la centralità del Sud nella dinamica imprenditoriale italiana. Il numero complessivo delle aziende attive nell’area supera così la soglia dei 2 milioni, un dato che fotografa un tessuto produttivo vasto, articolato e in evoluzione.
Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, questi numeri rappresentano la prova concreta di un processo in corso: la costruzione di un contesto favorevole agli investimenti, alla crescita delle imprese e alla creazione di lavoro. Le politiche pubbliche, sottolinea, hanno contribuito a rafforzare un ambiente più stabile e attrattivo, ma sono gli imprenditori e i lavoratori a trasformare questo quadro in sviluppo reale, dando vita a nuove attività e consolidando quelle esistenti.
Il dato sulle iscrizioni è particolarmente significativo perché indica una fiducia crescente nella possibilità di fare impresa nel Mezzogiorno. In un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche e transizioni tecnologiche, la capacità del Sud di generare nuove iniziative economiche diventa un indicatore strategico: testimonia la presenza di energie imprenditoriali che, se adeguatamente sostenute, possono contribuire a ridurre i divari territoriali e a rafforzare la competitività complessiva del Paese.
La crescita delle imprese meridionali non è solo un fenomeno quantitativo. È il segnale di un ecosistema che si sta trasformando, che intercetta nuove opportunità e che risponde alle politiche di incentivo con una dinamica autonoma di sviluppo. Il superamento della soglia dei 2 milioni di aziende conferma che il Mezzogiorno non è più soltanto un’area da sostenere, ma un motore potenziale della crescita nazionale, capace di contribuire in modo significativo alla produzione, ai servizi, all’innovazione e all’occupazione.
In questo scenario, la sfida per i prossimi mesi sarà consolidare la tendenza, rafforzare gli strumenti di accompagnamento e garantire che la nuova imprenditorialità meridionale possa crescere, competere e stabilizzarsi. Il segnale arrivato da Movimprese è chiaro: il Sud sta cambiando passo, e lo sta facendo attraverso la leva più potente dello sviluppo economico, la nascita di nuove imprese.
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