Gli equilibri mondiali si reggono su due cardini: la Cina e gli Stati Uniti e la guerra commerciale messa in atto dagli Usa è la dimostrazione di uno scontro che si fa sempre più intenso.
Il presidente americano Donald Trump ha annunciato il 10 ottobre 2025 una serie di misure senza precedenti: dazi del 100% sui prodotti cinesi e controlli all’export su tutti i software critici, in risposta alla decisione di Pechino di limitare l’esportazione di terre rare e materiali strategici.
La replica cinese non si è fatta attendere. Un portavoce del ministero del Commercio di Pechino ha ribadito la linea ufficiale: “La nostra posizione è coerente: non vogliamo una guerra commerciale, ma non ne abbiamo paura.”
Pechino accusa gli Stati Uniti di doppi standard
La Cina ha reagito duramente, accusando Washington di “doppio standard” e denunciando una politica economica “aggressiva e incoerente”.
In una nota ufficiale, il ministero del Commercio cinese ha dichiarato che “le azioni statunitensi hanno gravemente danneggiato gli interessi della Cina e minato seriamente il clima dei colloqui economici e commerciali tra le due parti”.
Il comunicato prosegue con toni decisi: “Minacciare tariffe elevate a ogni occasione non è l’approccio giusto per interagire con la Cina. Se gli Stati Uniti dovessero persistere nella loro linea, la Cina adotterà risolutamente misure corrispondenti per salvaguardare i propri legittimi diritti e interessi.”
Trump: “Vogliamo aiutare la Cina, non danneggiarla”
A stemperare — almeno in apparenza — i toni, è intervenuto lo stesso Donald Trump, che sul suo social Truth ha scritto:
“Non preoccupatevi per la Cina, andrà tutto bene! Il rispettatissimo presidente Xi ha solo avuto un momento difficile. Non vuole la Depressione per il suo Paese, e nemmeno io. Gli Stati Uniti vogliono aiutare la Cina, non danneggiarla!”
Un messaggio che mescola retorica conciliatoria e autoaffermazione, nel tipico stile del tycoon, ma che non sembra aver rassicurato i mercati: la Borsa di New York ha chiuso in calo l’11 ottobre, riflettendo la crescente preoccupazione degli investitori per l’impatto della disputa sui flussi commerciali globali.
Le nuove misure americane e la strategia cinese
L’annuncio di Trump prevede l’introduzione, entro il 1° novembre, di dazi al 100% su “praticamente ogni prodotto” cinese, oltre a severe restrizioni sulle esportazioni di software critici e tecnologie sensibili.
Secondo la Casa Bianca, si tratta di una risposta diretta ai controlli cinesi sulle terre rare, un settore strategico che Pechino domina e che rappresenta una leva fondamentale nel confronto con gli Stati Uniti.
Dall’altro lato, la Cina ha avviato una serie di contromosse mirate:
Indagine antitrust contro Qualcomm, gigante americano dei microchip;
Tasse speciali sulle navi statunitensi che attraccano nei porti cinesi;
Estensione dei controlli su materiali e tecnologie per la produzione di batterie e semiconduttori.
Secondo diversi analisti, si tratta di una strategia di pressione negoziale in vista del possibile incontro tra Trump e Xi Jinping in Corea del Sud, a margine del forum Apec di fine mese. Tuttavia, il presidente americano, irritato dalle recenti mosse di Pechino, ha lasciato intendere che il faccia a faccia “potrebbe non tenersi”, salvo poi correggere il tiro e confermare che “probabilmente ci sarà”.
Terre rare, il nodo delle catene di approvvigionamento
Il ministero del Commercio cinese ha cercato di minimizzare l’impatto economico delle nuove restrizioni, definendo l’effetto sulle catene di approvvigionamento “estremamente limitato”.
Pechino ha sottolineato che le autorizzazioni per usi civili continueranno a essere concesse, mentre resteranno vietate le esportazioni per applicazioni militari.
Dietro questa mossa c’è però una partita geopolitica più ampia: le terre rare sono indispensabili per la produzione di microchip, turbine, batterie e tecnologie verdi, settori in cui la Cina detiene una posizione dominante e che rappresentano la nuova frontiera della competizione economica globale.
Un confronto destinato a pesare sui mercati
L’ultima ondata di tensione tra Washington e Pechino non è solo una disputa commerciale: è una battaglia per la leadership tecnologica mondiale.
Gli analisti temono che, se non verrà trovata una soluzione diplomatica, la catena di approvvigionamento globale possa subire interruzioni significative, con effetti su settori chiave come l’elettronica, l’automotive e l’energia.
La sensazione diffusa è che la “guerra dei dazi” si stia trasformando in una “guerra delle tecnologie”, in cui software, microchip e terre rare diventano armi strategiche.
La forza della Cina
In sintesi, la Cina promette di rispondere con fermezza, gli Stati Uniti ribadiscono la loro determinazione e i mercati osservano, in attesa del prossimo colpo.
La tensione tra le due superpotenze torna dunque a crescere, a poche settimane da un incontro che potrebbe ridefinire gli equilibri globali.
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