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La minaccia dei dazi statunitensi torna a scuotere le fondamenta del commercio globale, con un nuovo annuncio a sorpresa del presidente americano Donald Trump, che ha ufficializzato su Truth l’introduzione di tariffe tra il 25% e il 40% contro sette Paesi – Giappone, Corea del Sud, Myanmar, Laos, Sudafrica, Malesia e Kazakistan – a partire dal 1° agosto.

Per l’Unione Europea, che al momento non ha ricevuto alcuna missiva formale da Washington, il dossier resta aperto ma altamente instabile. Il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è impegnata in un delicato negoziato con l’amministrazione Trump, sostenuta da un’azione coordinata con Roma, Berlino e Parigi, nel tentativo di evitare l’escalation commerciale.

Il rischio di un ‘no deal’ resta concreto. Sul tavolo c’è la minaccia di un ulteriore +17% sull’export agroalimentare Ue, una misura che preoccupa in particolare Italia e Francia, già colpite da dazi in vigore del 25% sulle auto e del 50% su acciaio e alluminio. Il portavoce della Commissione ha parlato di “fase finale del confronto” e ha ribadito l’obiettivo di ottenere “il miglior accordo possibile”, evitando una guerra commerciale che potrebbe costare all’Europa oltre 120 miliardi di euro.

Il compromesso proposto da Bruxelles punta su un’aliquota comune del 10%, con esenzioni per settori strategici come aviazione, tecnologie avanzate ed eccellenze agroalimentari. Tuttavia, i Paesi membri si dividono sulla strategia: Parigi, con l’appoggio di Austria e Spagna, chiede una risposta più dura e non esclude il ricorso allo strumento anti-coercizione, capace di colpire le Big Tech statunitensi. Berlino, al contrario, predica pragmatismo per tutelare l’industria automobilistica tedesca, temendo ritorsioni ulteriori.

Nel frattempo, la finestra negoziale rimane aperta fino a inizio agosto grazie a un nuovo ordine esecutivo della Casa Bianca. Non si esclude, qualora maturi un’intesa di principio, una missione ufficiale di von der Leyen a Washington per siglare un accordo. Un déjà vu che ricorda la visita del 2018 di Jean-Claude Juncker, quando l’Europa evitò i dazi su acciaio e alluminio offrendo in cambio l’impegno ad aumentare le importazioni di gas naturale liquefatto e armamenti statunitensi. Una contropartita che oggi torna sul tavolo, con l’intenzione chiara di Bruxelles di proteggere gli interessi strategici europei, senza cedere a “un accordo a ogni costo”.


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