El Niño è uno dei fenomeni climatici più determinanti per l’equilibrio atmosferico globale. Nasce nel Pacifico equatoriale, quando le acque superficiali si riscaldano in modo anomalo e persistente. Questo riscaldamento modifica la circolazione atmosferica, alterando venti, piogge e temperature in molte regioni del mondo. A differenza di altri eventi meteorologici, El Niño non è circoscritto a un’area: è un fenomeno planetario che, una volta attivato, trascina con sé una catena di effetti che possono durare mesi o oltre un anno.
Il cuore del fenomeno è l’interazione tra oceano e atmosfera. In condizioni normali, i venti alisei spingono le acque calde verso l’Indonesia e l’Australia, mentre lungo le coste del Sudamerica risalgono acque fredde ricche di nutrienti. Durante El Niño, questi venti si indeboliscono: le acque calde si spostano verso est, il Pacifico si riscalda e l’intero sistema climatico globale si riequilibra in modo anomalo. Questo cambiamento altera la distribuzione delle piogge, indebolisce i monsoni, intensifica siccità e alluvioni e modifica la frequenza degli incendi.
Quando El Niño è particolarmente intenso, amplifica gli effetti del riscaldamento globale, contribuendo a temperature record e fenomeni meteorologici estremi. Gli scienziati stimano che l’episodio attuale potrebbe essere il più forte degli ultimi mille anni, una combinazione che spinge il pianeta in un territorio climatico mai sperimentato prima.
Le previsioni per il 2026-2027: l’allarme delle Nazioni Unite
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha definito l’episodio in corso “di proporzioni gigantesche”, avvertendo che il pianeta è entrato in una “zona di pericolo”. Le temperature globali continuano a salire e la scienza non lascia dubbi: il mondo si trova in acque inesplorate. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale prevede che El Niño sarà “molto intenso” e quasi certamente persisterà fino a febbraio, amplificando gli effetti del riscaldamento globale già in corso.
La combinazione tra l’anomalia del Pacifico e l’aumento delle temperature medie globali rende il 2027 destinato a diventare l’anno più caldo mai registrato. Gli effetti sono già visibili: incendi boschivi più violenti in Indonesia, indebolimento delle piogge monsoniche in India, rischio elevato di incendi in Australia e inondazioni più intense in Sudamerica. Il Programma Alimentare Mondiale ha stimato che circa 50 milioni di persone potrebbero scivolare in una condizione di fame acuta, a causa della perdita dei raccolti e dell’instabilità delle piogge.
La segretaria generale dell’OMM, Celeste Saulo, ha avvertito che El Niño “ha il potenziale di infliggere un colpo devastante alle comunità e alle economie di tutto il mondo”. L’organizzazione ha avviato una mobilitazione senza precedenti con i servizi meteorologici nazionali, sottolineando che “non c’è tempo da perdere”. L’impatto non è solo ambientale: riguarda infrastrutture, filiere produttive, sicurezza alimentare, stabilità sociale e costi economici. In un contesto globale già fragile, l’intensificarsi di El Niño rappresenta un ulteriore fattore di rischio per governi, imprese e mercati.
Leggi le notizie di Piazza Borsa
Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social Facebook, X, Instagram e LinkedIn











