Nella complessa estate politica di Matteo Salvini si apre un nuovo fronte che arriva direttamente dal passato del Carroccio. Un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali ha infatti deciso di rilanciare la Lega Nord, creando un comitato che chiede la convocazione del congresso federale del vecchio partito, quello formalmente rimasto in vita come “bad company” dal 2017 per gestire la vicenda dei 49 milioni da restituire allo Stato.

L’iniziativa, guidata da Gianluca Pini, punta a “scongelare il vecchio partito” e a riattivare la struttura originaria della Lega Nord, accusando l’attuale gestione di aver “calpestato regolamento e statuto” e di aver impedito ogni forma di partecipazione interna. Pini sostiene che “centinaia di militanti” avrebbero già aderito e annuncia anche possibili azioni legali contro il commissariamento affidato da Salvini al deputato Igor Iezzi, accusato di aver bloccato il tesseramento e fuso le sezioni per favorire la linea sovranista.

La reazione dei salviniani è immediata e durissima. Fonti vicine al segretario parlano di “sorpresa” e attaccano frontalmente i promotori del comitato: “Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto a farsi carico dei 49 milioni di debiti?”. Una risposta che mostra quanto il tema del simbolo e della struttura federale resti un nervo scoperto nella storia recente del partito.

Il comitato, però, non coincide con la fronda interna che negli ultimi mesi ha chiesto a Salvini una gestione più collegiale e un ritorno alle priorità del Nord. I governatori e i dirigenti critici prendono le distanze dall’iniziativa di Pini, considerata una mossa che rischia di indebolire la battaglia interna che intendono portare avanti “per il bene del partito”. Il presidente lombardo Attilio Fontana lo dice chiaramente: “Il comitato non c’entra assolutamente niente con il discorso che stiamo portando avanti con Salvini”.

Il clima resta comunque teso. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, segretario della Lega lombarda, ha appena pubblicato un libro per raccontare il “desiderio di rinnovamento” che arriva dalla base. I governatori del Nord attendono ora il faccia a faccia con Salvini, un incontro più volte annunciato e rinviato, che dovrebbe definire la linea in vista di Pontida, appuntamento simbolico e decisivo per la leadership del segretario.

Salvini, da parte sua, continua a ribadire di voler “rafforzare la squadra”, mentre le fonti a lui vicine insistono sul fatto che “il Nord chiede soluzioni e concretezza, che il governo sta dando anche grazie alla spinta della Lega e dei suoi cinque ministri lombardi”. Il senatore Claudio Borghi, tra i più fedeli al leader, invita chi ha alimentato tensioni a “riprendersi dalla sbornia estiva” e auspica che a Pontida “rinasca la Lega”, con la leadership di Salvini “da confermare”.

Il risultato è un partito attraversato da linee di frattura diverse: la fronda interna che chiede una svolta, il comitato degli ex che rivendica la Lega Nord, e la dirigenza salviniana che difende la propria strategia nazionale. Un equilibrio fragile che rende l’autunno politico del Carroccio più incerto che mai.


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