Sta circolando in queste ore una bozza aggiornata del DL Bollette ”Prezzi” che, se confermata, introdurrebbe un cambio di paradigma nella politica energetica italiana. Accanto a strumenti di ingegneria finanziaria e a una revisione degli incentivi, emerge però l’ipotesi di tagliare i contributi alla produzione di energia da biomasse legnose, con effetti potenzialmente devastanti per un intero comparto produttivo.
Se fosse vero quanto emerge dalla bozza del DL Bollette ”Prezzi” attualmente all’attenzione delle testate specializzate, ci troveremmo di fronte a una svolta significativa nell’approccio del Governo alla gestione dei costi energetici. Il decreto sembrerebbe voler superare la logica degli interventi emergenziali per adottare strumenti strutturali.
Il fulcro del provvedimento sarebbe la cartolarizzazione degli oneri di sistema ASOS, affidata alla Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali(CSEA) con il supporto di CDP, per un valore che potrebbe arrivare fino a 5 miliardi di euro annui nel periodo 2026-2030.Una misura che, nel breve periodo, potrebbe alleggerire il peso delle bollette per imprese e famiglie, ma che rischia di spostare nel tempo il problema senza risolverne le cause strutturali.
Allo stesso modo, l’ipotesi di consentire lo svincolo anticipato dagli incentivi residui del Conto Energia per gli impianti fotovoltaici che investono in operazioni di repowering rappresenta un tentativo di modernizzare il parco impianti rinnovabili. Il meccanismo delle aste al ribasso e del riconoscimento di una quota del valore residuo degli incentivi può avere una sua razionalità economica, ma richiede grande attenzione per evitare distorsioni e penalizzazioni selettive.
La vera criticità, tuttavia, riguarda l’orientamento che sembra emergere in merito al possibile taglio dei contributi per la produzione di energia da biomasse legnose. Se questa ipotesi venisse confermata, l’impatto sarebbe estremamente grave. Il settore delle biomasse non è una nicchia marginale, ma una filiera che coinvolge migliaia di imprese, in larga parte pmi, impegnate nella gestione del patrimonio boschivo, nella manutenzione del territorio e nella produzione di energia rinnovabile programmabile.
Tagliare i contributi significherebbe mettere a rischio la sopravvivenza economica di queste imprese, con conseguenze dirette sull’occupazione, sull’abbandono delle aree interne e montane e sulla gestione sostenibile delle foreste. Senza una filiera attiva delle biomasse, verrebbe meno anche un presidio fondamentale contro il dissesto idrogeologico e il degrado ambientale.
Penalizzare le biomasse legnose significa indebolire una delle poche fonti rinnovabili programmabili e radicate nei territori.
Il DL Bollette ”Prezzi” rappresenta un passaggio delicato che richiede un confronto serio e trasparente con il mondo delle imprese e con le rappresentanze di settore.
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