Sciopero Ex Ilva Taranto e Genova

La tensione attorno al futuro dell’ex Ilva supera la soglia dell’emergenza industriale ed entra pienamente nella crisi sociale. Dopo assemblee accese e un clima definito dai rappresentanti sindacali come “senza precedenti”, lo stabilimento siderurgico di Taranto è stato occupato da lavoratori diretti, personale degli appalti e sigle sindacali, in una mobilitazione destinata a proseguire senza scadenza. L’azione, accompagnata da presidi permanenti e blocchi della rete viaria locale, rappresenta il punto più alto di un conflitto che investe governo, commissari straordinari e governance industriale.

Le richieste sono chiare e ripetute. Gli operai domandano la revoca del piano industriale presentato nei giorni scorsi, ritenuto insufficiente per garantire continuità produttiva e occupazionale, e la convocazione immediata di un tavolo a Palazzo Chigi. Il cuore dello scontro, oltre al tema del lavoro, resta la transizione tecnologica: operai e sindacati chiedono impegni vincolanti sulla decarbonizzazione degli impianti e su una pianificazione credibile per la trasformazione della filiera.

Il malcontento ha raggiunto anche lo stabilimento di Genova Cornigliano, dove prosegue da oltre 24 ore un presidio permanente. Molti lavoratori hanno dormito fuori dai cancelli, in tende allestite nella notte, e si preparano a una protesta “a oltranza”, probabilmente fino al fine settimana. È atteso oggi un primo incontro istituzionale in prefettura, che potrebbe rappresentare l’avvio di una trattativa.

La protesta ha già un effetto visibile sulla città. A Genova e lungo le principali direttrici stradali e autostradali, il traffico è in forte difficoltà. Sulla A10 tra Genova Pra’ e l’allacciamento con la A7 si registrano 8 km di coda, mentre le uscite verso Genova Aeroporto e Sampierdarena sono congestionate. Ripercussioni anche sulla rete A7 e A12, con ulteriori chilometri di rallentamenti e deviazioni. La concessionaria autostradale consiglia ai mezzi a lunga percorrenza di deviare sulla A26.

Il governo osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione della situazione, consapevole che la vertenza ex Ilva non riguarda soltanto il lavoro e la politica industriale, ma anche la credibilità della strategia nazionale sulla transizione energetica e sulla siderurgia europea. Il rischio, ribadiscono i sindacati, è che l’Italia perda uno dei principali poli produttivi strategici per l’acciaio continentale, con un impatto che travalica Taranto e Genova e si estende a filiere industriali fondamentali.


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