L’economia italiana continuerà a crescere, ma a un ritmo moderato e sotto il peso di fattori esterni e fragilità strutturali. È il quadro delineato dal Fondo Monetario Internazionale nell’Article IV, che conferma per l’Italia una crescita del Pil reale pari allo 0,5% nel 2025, con una previsione identica per il 2026 e il 2027. Un andamento che riflette l’impatto delle tensioni geopolitiche, dell’inflazione energetica e della debolezza della domanda globale.
Il Fondo riconosce i progressi sul fronte dei conti pubblici: il deficit è sceso al 3,1% del Pil nel 2025, segnale di un consolidamento fiscale in corso. Tuttavia, l’istituzione internazionale avverte che il debito pubblico resta troppo elevato, avendo raggiunto il 137% del Pil alla fine del 2025. La dinamica del debito, si legge nel rapporto, rimane «vulnerabile a shock di crescita, tassi di interesse e fiducia», elementi che potrebbero rapidamente compromettere la sostenibilità fiscale.
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la politica energetica. Il Fondo invita l’Italia a superare la strategia dei tagli generalizzati alle accise su benzina e diesel, introdotti per attenuare l’impatto degli shock sui prezzi. Secondo l’FMI, queste misure dovrebbero essere sostituite da trasferimenti monetari mirati alle famiglie più vulnerabili, così da garantire un sostegno più equo e meno costoso per i conti pubblici. Gli interventi contro il caro‑energia, sottolinea il Fondo, devono essere temporanei, ben calibrati, neutrali per il bilancio e non devono ridurre gli incentivi al risparmio energetico.
Il rapporto si sofferma anche sulla spesa pubblica, ricordando che ogni nuovo intervento, «compresa la spesa per la difesa», deve essere interamente compensato per non compromettere la sostenibilità del debito. Una raccomandazione che riflette la necessità di mantenere un equilibrio rigoroso tra esigenze strategiche e vincoli di finanza pubblica.
Nel complesso, l’Article IV del FMI restituisce l’immagine di un Paese che cresce, ma lentamente, e che deve affrontare con decisione il nodo del debito e la qualità della spesa pubblica. La sfida, per l’Italia, sarà conciliare sostegno sociale, investimenti e disciplina fiscale in un contesto internazionale ancora instabile.
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