Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, assassinata il 13 agosto 2007 nella sua casa di Garlasco, l’inchiesta torna sotto i riflettori con una nuova, clamorosa svolta: una perizia disposta dalla Procura di Pavia avrebbe individuato un’impronta attribuibile ad Andrea Sempio accanto al cadavere della giovane. A riportarlo è il Tg1, che ha ottenuto conferma del contenuto della consulenza tecnica al centro delle nuove indagini.
Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, è ora unico indagato nel nuovo fascicolo riaperto dalla magistratura pavese. Tuttavia, Sempio non si è presentato oggi all’interrogatorio previsto in Tribunale a Pavia. I suoi legali, Angela Taccia e Massimo Lovati, hanno notificato una memoria ai pubblici ministeri eccependo una presunta irregolarità procedurale: la mancata inclusione di un avvertimento ritenuto fondamentale nell’invito a comparire. Neppure i difensori si sono presentati, evitando il confronto con gli inquirenti. Su Instagram, l’avvocata Taccia ha ironizzato: “Guerra dura senza paura”, aggiungendo: “CPP we love you”, in riferimento al Codice di Procedura Penale.
Nel frattempo, a Mestre è stato sentito Marco Poggi, fratello della vittima. Parallelamente, Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio, ha risposto alle domande dei magistrati a Pavia. Il suo avvocato, Antonio De Rensis, ha definito la giornata “molto positiva”, sottolineando che la difesa ha “sempre avuto piena fiducia” in questa nuova fase dell’inchiesta.
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Stefano Civardi insieme alle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, è condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano. Dopo anni di battaglie tecnico-scientifiche sui reperti biologici e sull’affidabilità delle perizie genetiche, l’attenzione si sposta ora su nuovi elementi investigativi, acquisiti nel corso delle perquisizioni effettuate mercoledì scorso tra Voghera, Garlasco e Tromello.
L’ipotesi che sta emergendo, e che rivoluziona il quadro consolidato, è che il delitto potrebbe non essere stato commesso da una sola persona, bensì da più soggetti presenti sulla scena del crimine. Una ricostruzione che contrasta radicalmente con le conclusioni su cui si è basata la condanna di Stasi, confermata dopo cinque processi e numerosi ricorsi.
Il tempo trascorso, naturalmente, costituisce un ostacolo oggettivo per il recupero e l’analisi della prova materiale. Tuttavia, la determinazione con cui la Procura sta portando avanti le indagini, supportata da nuove acquisizioni tecniche, potrebbe riscrivere la storia giudiziaria di uno dei casi più discussi d’Italia.
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