Almeno 400 mila palestinesi hanno già lasciato le loro case di Gaza City dall’inizio della grande offensiva israeliana nella zona. Lo ha confermato l’Idf, stimando che prima dell’operazione militare nella città risiedessero circa un milione di persone. L’esodo, avviato nelle scorse settimane, ha subito un’accelerazione nei giorni più recenti, con decine di migliaia di evacuati al giorno, secondo l’esercito.
Nella mattinata di mercoledì le Forze di difesa israeliane hanno annunciato l’apertura di una seconda via di evacuazione lungo Salah a-Din, la principale arteria nord-sud della Striscia, attiva da mezzogiorno di oggi fino a venerdì. L’annuncio è arrivato mentre i bombardamenti proseguono in diversi quartieri della città e in altre zone dell’enclave palestinese.
Secondo fonti palestinesi citate dall’agenzia Wafa, dall’alba di oggi sarebbero almeno 17 i morti nella Striscia, di cui sette a Gaza City. Tra le vittime, tre membri di una stessa famiglia colpita in una tenda per sfollati a Khan Yunis e una coppia con la figlia in un bombardamento contro un’abitazione a Nuseirat, nel centro della Striscia.
Nelle ultime ore l’Idf ha riferito di aver colpito circa 50 obiettivi a Gaza, perlopiù nella capitale dell’enclave. L’esercito parla di tunnel, edifici utilizzati da miliziani e altre infrastrutture considerate strategiche da Hamas, senza fornire ulteriori dettagli. In totale, sono stati 140 gli obiettivi colpiti negli ultimi giorni.
Dal lato palestinese, il ministero della Salute di Gaza, ha denunciato un attacco israeliano contro l’ospedale pediatrico al-Rantisi di Gaza City. La struttura sarebbe stata colpita tre volte consecutive: non ci sarebbero vittime, ma almeno 40 pazienti sarebbero stati costretti a fuggire. Altri 40 sono rimasti nell’edificio insieme a parte del personale sanitario. Hamas ha chiesto protezione internazionale per ospedali e personale medico.
Intanto, in Israele cresce la pressione per un accordo sulla liberazione degli ostaggi. Migliaia di studenti hanno manifestato in diverse città, chiedendo al governo di raggiungere un’intesa. La protesta, alla vigilia di Rosh Hashanah, ha visto la partecipazione anche dei familiari dei sequestrati, che hanno ribadito il loro appello a non dimenticare la sorte dei prigionieri nelle mani di Hamas.
La crisi umanitaria nella Striscia si aggrava così di ora in ora, mentre l’esercito israeliano avanza su Gaza City e la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto del conflitto.
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