Giorgia Meloni

Nel suo intervento al Congresso nazionale della Cisl, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato i risultati ottenuti dal governo nella lotta all’erosione del potere d’acquisto. “Da ottobre 2023 i salari sono tornati a crescere più dell’inflazione”, ha affermato, sottolineando una “inversione di tendenza” dopo anni di stagnazione.

Ma il quadro fornito dall’Oecd Employment Outlook 2025 racconta una realtà più complessa. Secondo il rapporto, l’Italia è il Paese dell’area Ocse che ha registrato il calo più significativo dei salari reali tra tutte le principali economie avanzate. Nonostante un recente recupero, all’inizio del 2025 i salari reali erano ancora inferiori del 7,5% rispetto all’inizio del 2021. Il dato riflette l’impatto duraturo dell’inflazione post-pandemica, che ha colpito in modo particolare i lavoratori italiani.

L’Ocse evidenzia inoltre che l’Italia soffre di un ritardo strutturale nei rinnovi contrattuali: nel primo trimestre 2025, un terzo dei lavoratori del settore privato era ancora coperto da contratti collettivi scaduti. Gli aumenti salariali negoziati sono stati più consistenti del passato, ma non sufficienti a recuperare la perdita di potere d’acquisto.

Le prospettive a breve termine non sono incoraggianti. L’Ocse prevede una crescita dei salari reali molto contenuta, con stipendi nominali in aumento del 2,6% nel 2025 e del 2,2% nel 2026, mentre l’inflazione dovrebbe attestarsi rispettivamente al 2,2% e all’1,8%. L’Italia si colloca così tra i Paesi con le previsioni salariali più deboli.

Ma la sfida più preoccupante è quella demografica. L’Ocse stima che tra il 2023 e il 2060 la popolazione in età lavorativa in Italia diminuirà del 34%, con un aumento dell’indice di dipendenza degli anziani da 0,41 a 0,76. Questo comporterà una riduzione del rapporto tra occupati e popolazione totale di oltre 5 punti percentuali, con un potenziale impatto negativo sul PIL pro capite pari a -0,67% l’anno, in assenza di riforme strutturali.

Un segnale positivo arriva comunque dal mercato del lavoro. A maggio 2025, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,5%, in calo di 3,1 punti rispetto al livello pre-pandemico. L’occupazione è cresciuta dell’1,7% su base annua, trainata soprattutto dagli over 55. Tuttavia, il tasso di occupazione resta fermo al 62,9%, ben al di sotto della media Ocse del 70,4%.

In prospettiva, le imprese italiane tornano a soffrire la difficoltà nel reperire personale, mentre la crescita dell’occupazione rallenterà (1,1% nel 2025 e 0,6% nel 2026). L’unica via per sostenere la crescita di lungo periodo sembra essere un’accelerazione della produttività, che tuttavia negli ultimi decenni è rimasta pressoché stagnante.


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