Google ha annunciato una partnership strategica con Energy Dome, la startup italiana che ha sviluppato un innovativo sistema di accumulo energetico a lunga durata basato sull’anidride carbonica. L’obiettivo dell’accordo è favorire l’integrazione di fonti rinnovabili nelle reti elettriche, con particolare attenzione al fotovoltaico e all’eolico, e alimentare anche i data center del colosso di Mountain View.
Secondo quanto comunicato ufficialmente, Google non si limiterà a un accordo commerciale, ma ha effettuato anche un investimento diretto nell’azienda. La mossa rientra nella strategia “24/7 Carbon-Free Energy”, che punta a coprire ogni ora dell’anno con elettricità a zero emissioni.
La tecnologia di Energy Dome sfrutta un ciclo termodinamico chiuso in cui la CO₂ viene compressa e liquefatta a temperatura ambiente quando c’è surplus di energia rinnovabile, per poi essere conservata in serbatoi ad alta densità. In fase di scarico, il liquido evapora ed espande una turbina, producendo elettricità. Il processo è a emissioni zero e non consuma CO₂, che rimane in circolo.
Il cuore visibile degli impianti è una cupola flessibile pressurizzata, da cui il nome “Dome”. Secondo l’azienda, la tecnologia può raggiungere un’efficienza fino al 75%, una durata tecnica di 30 anni senza degradazione e costi inferiori alle batterie al litio per impianti sopra i 10 MW con almeno 8 ore di accumulo.
Dopo il primo impianto dimostrativo da 2,5 MW a Ottana in Sardegna, operativo dal 2022, Energy Dome sta realizzando nello stesso sito un impianto commerciale da 20 MW e 200 MWh, in collaborazione con Engie per la gestione dell’energia. Progetti analoghi sono previsti negli Stati Uniti (Wisconsin, con Alliant Energy) e in India (Karnataka, con NTPC e Triveni Turbine). Altri mercati di interesse sono Cile, Australia e Regno Unito.
Tra i vantaggi sottolineati dall’azienda figurano la non infiammabilità, l’assenza di metalli rari o tossici, tempi autorizzativi rapidi e idoneità a impianti di grande scala. Tuttavia, la tecnologia presenta anche sfide: l’efficienza reale potrebbe essere inferiore al 60%, la CO₂ liquida richiede elevata purezza per evitare corrosione, le cupole pressurizzate hanno una durata media di 10-15 anni e l’impianto necessita di ampie superfici rispetto alle batterie chimiche.
Le soluzioni di Long Duration Energy Storage sono considerate cruciali per una rete elettrica pulita e stabile, ma competono con tecnologie alternative come il pompaggio idroelettrico, le batterie a flusso redox e i sistemi ferro-aria. Google considera quella di Energy Dome tra le più mature e promettenti, come sottolineato da Michael Terrell, responsabile energia e clima: “Questa partnership rappresenta un passo concreto per accelerare il dispiegamento di soluzioni innovative capaci di rendere le nostre reti elettriche più pulite e resilienti”.
Con l’investimento del gigante californiano, la tecnologia italiana guadagna visibilità internazionale e si posiziona come potenziale protagonista della transizione energetica globale. Il futuro dipenderà dalla capacità di ridurre costi e ingombri, garantire affidabilità su lunga durata e ottenere riconoscimento regolatorio nei mercati di riferimento.
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