La cessione di Italiana Petroli (IP) a SOCAR, compagnia energetica controllata dal governo dell’Azerbaigian, apre un fronte delicato per l’Italia: la possibile attivazione del Golden Power, lo strumento con cui Palazzo Chigi può bloccare o condizionare acquisizioni di asset strategici per la sicurezza nazionale.
L’operazione, dal valore stimato in 3 miliardi di euro, riguarda una rete di oltre 4.600 distributori e una capacità di raffinazione di 10 milioni di tonnellate annue, concentrata negli impianti di Falconara e Trecate. Infrastrutture considerate essenziali per garantire la continuità degli approvvigionamenti e, dunque, direttamente riconducibili alle aree coperte dal decreto che disciplina i poteri speciali (DL 21/2012 e successive modifiche).
Il meccanismo del Golden Power
Una volta notificata formalmente l’operazione alla Presidenza del Consiglio, il governo avrà 45 giorni per decidere se autorizzare senza condizioni, imporre prescrizioni vincolanti o arrivare al veto. Tra le condizioni possibili rientrano il mantenimento dei livelli occupazionali, i piani di investimento industriale o garanzie sulla continuità delle forniture. Il veto, misura estrema, può essere esercitato solo in caso di pregiudizio eccezionale e non mitigabile per la sicurezza nazionale.
Una partita geopolitica
L’operazione si colloca in un contesto in cui l’Azerbaigian consolida la sua presenza energetica in Europa, già rafforzata dal ruolo nel gasdotto TAP. La scelta del governo Meloni sarà quindi anche un test sul posizionamento dell’Italia: tra la volontà di attrarre capitali esteri e la necessità di preservare sovranità e sicurezza energetica.
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