Con la sentenza n. 163, depositata oggi, la Corte Costituzionale ha accolto il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione Calabria contro il decreto interministeriale e le relative circolari attuative. Al centro del caso, il servizio di noleggio con conducente (NCC) e i limiti imposti dallo Stato per regolarne l’esercizio e favorire i detentori di licenze per servizio Taxi.
La Corte costituzionale ha bocciato il decreto del ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, sui veicoli Ncc, ovvero il servizio di noleggio auto con il conducente. Il provvedimento – numero 226 del 2024 – era stato impugnato dalla Regione Calabria sollevando un conflitto di attribuzione.
Secondo i giudici costituzionali, “non spetta allo Stato adottare atti che impongano obblighi e divieti agli esercenti il servizio di NCC” con l’obiettivo di favorire la concorrenza dei taxi attraverso mezzi sproporzionati. La Corte ha chiarito che una simile normativa eccede i confini della competenza statale nella materia della “tutela della concorrenza”, invadendo invece la competenza regionale in tema di “trasporto pubblico locale”.
Il pronunciamento rappresenta un punto fermo in una disputa che dura da anni tra Governo centrale e Regioni, e che coinvolge migliaia di operatori del settore NCC in tutta Italia. Il decreto 226/2024, infatti, aveva introdotto limiti più rigidi per gli operatori, restringendo l’ambito d’azione dei servizi di noleggio con conducente per tutelare il mercato dei taxi.
Secondo la Consulta, però, la ratio concorrenziale non può giustificare interventi statali che sconfinano nella regolazione concreta dei servizi di trasporto, ambito di competenza regionale.
“Lo Stato può fissare i principi della concorrenza, ma non può entrare nel dettaglio operativo di servizi che attengono al trasporto locale”, si legge nella motivazione.
Soddisfatto il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha commentato su X: “Sugli NCC la Regione Calabria vince ancora in Corte Costituzionale e si intesta una sacrosanta battaglia liberale. Più concorrenza e più mercato significano più opportunità e più convenienza per i cittadini e per chi vuole fare impresa.”
La decisione della Corte, oltre a riaffermare il principio di autonomia regionale, apre un fronte politico ed economico di rilievo nazionale: da un lato, la necessità di garantire una concorrenza equilibrata tra taxi e NCC; dall’altro, il riconoscimento che la regolazione dei servizi di trasporto urbano e interurbano deve tener conto delle specificità territoriali e non può essere centralizzata.
Per la Calabria, si tratta della seconda vittoria in pochi mesi davanti alla Corte Costituzionale su questioni di competenza Stato-Regione, rafforzando l’immagine di una Regione che rivendica un ruolo attivo nella costruzione di un modello di sviluppo più aperto al mercato e all’innovazione dei servizi.
Come osservano diversi analisti, la sentenza 163/2025 potrebbe ora fungere da precedente giurisprudenziale per altre Regioni intenzionate a contestare normative statali ritenute eccessivamente restrittive in materia di mobilità, trasporto e attività economiche locali.
In prospettiva, il verdetto impone al Governo di rivedere la disciplina nazionale sul noleggio con conducente, aprendo la strada a un possibile nuovo equilibrio tra libertà d’impresa, tutela della concorrenza e competenze territoriali.
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