L’Italia ha deciso di richiedere 14,9 miliardi di euro attraverso lo strumento europeo SAFE, il fondo da 150 miliardi destinato a rafforzare la capacità militare dell’Unione tramite appalti comuni. Lo ha annunciato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo alle Commissioni Esteri e Difesa nel seguito dell’informativa sul vertice Nato di Ankara. La richiesta sarà formalizzata entro la fine dell’anno, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto definirà nel 2027 la destinazione operativa delle risorse.
La decisione arriva in un momento in cui l’Italia, pur mantenendo una comunicazione istituzionale prudente, sta incrementando in modo significativo gli investimenti nel settore della difesa. SAFE, infatti, non è un fondo ordinario: è il pilastro centrale del piano europeo ReArm Europe, pensato per accelerare la produzione di sistemi d’arma, munizioni, capacità cyber e assetti strategici. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fornitori extra‑Ue e aumentare la prontezza militare del continente in un contesto segnato da tensioni globali e instabilità geopolitica.
Secondo la documentazione del Consiglio europeo, SAFE finanzia appalti in due grandi categorie. La prima comprende munizioni, missili, artiglieria, droni di piccole dimensioni, protezione delle infrastrutture critiche e cyber‑difesa. La seconda riguarda sistemi più complessi: difesa aerea e missilistica, capacità navali, droni avanzati, trasporto strategico, rifornimento in volo, sistemi C4ISTAR e assetti spaziali. Si tratta di settori in cui l’Europa ha accumulato ritardi e che oggi sono considerati essenziali per la sicurezza collettiva.
La richiesta italiana di 14,9 miliardi colloca il Paese tra i principali beneficiari del programma. SAFE prevede prestiti a lungo termine, con condizioni competitive, che gli Stati membri dovranno rimborsare. La logica è quella degli appalti comuni, almeno tra due Paesi, per aumentare la produzione e ridurre i costi. Tuttavia, per un periodo limitato, SAFE consente anche appalti di un solo Stato membro.
La scelta del governo si inserisce in un quadro internazionale complesso, segnato dalla crisi nello Stretto di Hormuz, dalla guerra tra USA‑Israele e Iran, e dalla necessità di garantire approvvigionamenti energetici e sicurezza strategica. In questo contesto, l’Italia sta progressivamente aumentando la propria capacità militare, non solo attraverso la cooperazione Nato ma anche tramite strumenti europei. SAFE, infatti, è pensato per rafforzare la base industriale della difesa, coinvolgendo grandi gruppi come Leonardo e Fincantieri, ma anche la rete di imprese medie e piccole che operano nella componentistica avanzata.
Tajani ha definito la decisione “necessaria per garantire la sicurezza nazionale e contribuire alla difesa europea”. Crosetto, che dovrà gestire la fase operativa, avrà il compito di orientare le risorse verso programmi che possano generare ritorni industriali e tecnologici significativi. SAFE non è solo un prestito: è un acceleratore di filiere produttive e un banco di prova per la capacità dell’Italia di competere nella nuova economia della difesa.
La scelta di attivare SAFE conferma che il Paese sta incrementando il proprio livello di armamento, pur all’interno di un quadro multilaterale europeo. Una strategia che riflette la crescente centralità della sicurezza nel dibattito politico e che segnerà il profilo industriale italiano nei prossimi anni.
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