La digitalizzazione avanza rapidamente, ma non sempre procede in armonia con i bisogni dell’intera popolazione. Le banche, spinte dalla necessità di ridurre i costi, ottimizzare le risorse ed essere competitive nell’era dell’internet banking, stanno progressivamente chiudendo filiali e sportelli. Il risultato è la cosiddetta desertificazione bancaria, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto i contorni di un vero allarme sociale, soprattutto nelle aree più fragili del Paese. Una parte consistente della popolazione non possiede, infatti, competenze digitali adeguate e continua a considerare la banca fisica un presidio insostituibile.
Perché spariscono filiali e sportelli
Oggi la stragrande maggioranza delle operazioni bancarie può essere svolta online. Di conseguenza, l’accesso alle filiali fisiche per bonifici, consultazioni dei saldi o pratiche analoghe è diventato sempre più raro. Nelle aree interne o a bassa densità abitativa, lo spopolamento e l’invecchiamento demografico rendono economicamente insostenibile mantenere sportelli considerati non strategici. A ciò si aggiunge il costo elevato della gestione di una filiale, che spinge gli istituti a ridurre le spese fisse. Un ulteriore fattore è rappresentato dalle operazioni di M&A (mergers and acquisitions, ovvero fusioni e acquisizioni), che spesso portano alla razionalizzazione delle reti territoriali.
I dati
Nel 2025 le banche italiane hanno ridotto sensibilmente la propria rete fisica, chiudendo 516 sportelli e portando il totale nazionale sotto la soglia dei 20 mila: oggi sono 19.140. I tagli non hanno però interessato in modo uniforme le diverse aree del Paese. Le regioni più colpite sono state Marche (-4,3%), Toscana (-3,5%), Calabria e Veneto (-3,2%). Tra quelle con la maggiore incidenza di comuni privi di sportelli figurano Molise (83,8%), Calabria (74,5%), Valle d’Aosta (74,3%), Piemonte (65,8%) e Abruzzo (61,3%). All’estremo opposto si colloca l’Emilia-Romagna, con un valore molto più contenuto (8,2%).
Anche le grandi città non sono immuni: tra il 2021 e il 31 dicembre 2025, Roma ha perso il 14% delle filiali e Milano il 16,1%, percentuali superiori alla media nazionale (-11,6%).
Nel corso del 2025 è inoltre aumentato il numero dei comuni totalmente privi di sportelli bancari: sono 3.457, pari al 44% del totale, 75 in più rispetto all’anno precedente. Secondo l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della First Cisl, in Italia esiste un’area priva di sportelli grande quanto Lombardia, Veneto e Piemonte messi insieme. L’obiettivo dell’Osservatorio è sensibilizzare opinione pubblica e classe politica sulle conseguenze del fenomeno per lo sviluppo del Paese e la tenuta del suo tessuto sociale.
L’impatto sociale
La desertificazione bancaria produce ricadute significative sulle comunità.
Nelle zone in cui la diffusione dell’internet banking non è sufficiente a compensare la scomparsa della presenza fisica molte persone anziane o poco avvezze alla tecnologia si trovano improvvisamente senza accesso ai servizi bancari, con disagi anche gravi nella gestione della vita quotidiana. Per la terza età gli sportelli rappresentano ancora un presidio di autonomia: offrono supporto umano, garantiscono sicurezza nelle transazioni ed assistenza nella gestione dei risparmi in un tempo in cui le paure legate alle frodi digitali fanno crescere la preoccupazione nella popolazione con scarsa digital literacy.
Il fenomeno è collegato anche allo spopolamento delle aree rurali e interne, dove la chiusura degli sportelli contribuisce all’abbandono dei territori.
Secondo quanto emerso da un recente rapporto UILCA la mancanza di sportelli bancari in alcune zone aumenterebbe persino il rischio per l’utenza di affidarsi a canali non regolamentati.
Le conseguenze, tuttavia, non riguardano solo i cittadini.
Molte piccole e medie imprese vivono la chiusura delle filiali come un ostacolo rilevante, che si traduce in un minore accesso al credito. Le PMI incontrano maggiori ostacoli e sostengono costi più elevati per ottenere finanziamenti con le istruttorie standardizzate da remoto.
L’allarme dell’Osservatorio
Per Riccardo Colombani, segretario generale della First Cisl, “il modesto incremento dell’utilizzo dei canali digitali non giustifica le chiusure”.
Colombani sottolinea che “l’uso dell’internet banking in Italia resta inferiore alla media europea e non può essere considerato un motivo sufficiente per ridurre la presenza territoriale. In Europa convivono digitalizzazione e capillarità. Siamo oltre l’allarme sociale: è un fenomeno di esclusione delle fasce più fragili. Le banche devono riaprire filiali o avviare programmi gratuiti di educazione digitale, soprattutto per gli anziani. Digitalizzazione e presenza fisica non sono alternative”, conclude il segretario generale.
Innovare sì, ma senza lasciare indietro nessuno
La desertificazione bancaria si conferma, dunque, uno degli aspetti più delicati della transizione digitale del Paese.
Il ritmo in cui avanza la modernizzazione dei servizi non è uniforme e rischia di ampliare le distanze tra territori e fasce sociali.
Oltre qualsiasi calcolo la presenza di uno sportello continua a rappresentare oggi un presidio economico e sociale e, quindi, il senso della sua scomparsa va ben oltre il semplice cambiamento tecnologico. Trovare un equilibrio tra efficienza e prossimità, evitando che la razionalizzazione delle reti si traduca in un arretramento dei diritti è la sfida del sistema bancario.
di Alessandra Romano
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