Lo stop all’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur non è solo una battuta d’arresto negoziale, ma un errore strategico che rischia di pesare sull’economia italiana ed europea. A dirlo senza mezzi termini è Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, che in un’intervista attacca frontalmente le forze politiche contrarie al trattato e denuncia le fragilità strutturali dell’Unione europea. “Chi blocca il Mercosur fa il male dell’Italia”, è la sintesi della sua posizione.
Secondo Orsini, l’accordo avrebbe portato vantaggi netti in una fase segnata da tensioni geopolitiche, mercati finanziari instabili e prospettive di crescita deboli. La creazione della più grande area di libero scambio al mondo rappresenterebbe un’occasione per rafforzare l’export e diversificare i mercati di sbocco. “Votare contro significa non fare il bene del Paese”, afferma, puntando il dito contro Lega e Movimento 5 Stelle, ma anche contro un’Europa che appare incapace di decisioni rapide ed efficaci.
Il presidente degli industriali lega il caso Mercosur a una crisi più ampia del progetto europeo. “È l’ennesima prova che l’Europa non funziona”, sostiene, denunciando un sistema appesantito da burocrazia e conflitti politici che finiscono per penalizzare imprese e cittadini. Dopo il Green Deal, il blocco dell’accordo commerciale viene definito “un altro disastro”, soprattutto in un momento in cui l’Ue dovrebbe presentarsi compatta nei rapporti con gli Stati Uniti.
Il riferimento è anche al clima internazionale alimentato dalle dichiarazioni di Donald Trump sui dazi. Orsini ribadisce una posizione netta: “Chi mette i dazi non ha mai ragione”. Per un Paese esportatore come l’Italia, con un saldo commerciale positivo verso gli Stati Uniti di circa 39 miliardi di euro, una guerra tariffaria sarebbe particolarmente dannosa. Da qui la critica a strategie più aggressive sostenute da altri leader europei e l’invito a disinnescare le tensioni, evitando di alzare ulteriormente l’asticella.
Sul piano economico, Orsini sottolinea come il Mercosur rappresenti una concreta opportunità di crescita. Secondo Confindustria, l’accordo potrebbe generare benefici per circa 14 miliardi di euro, e già nelle settimane successive alla firma si sarebbero registrate numerose richieste da Brasile, Argentina e Paraguay. Un’occasione che, a suo avviso, l’Europa sta rischiando di “distruggere” per ragioni politiche interne.
Il presidente degli industriali non risparmia critiche nemmeno alle proteste del mondo agricolo. Pur riconoscendo le sensibilità del settore, Orsini evidenzia come l’agricoltura benefici già di numerose agevolazioni fiscali e contributive, mentre le principali preoccupazioni legate al Mercosur riguarderebbero pochi comparti specifici. “L’industria soffre: dobbiamo farla saltare?”, si chiede, invocando responsabilità da parte dei governi.
Lo sguardo si sposta poi sull’Italia. I conti pubblici tengono, ma la crescita resta debole, con il +0,5% stimato dall’Istat e l’effetto del Pnrr in progressivo esaurimento. Orsini riconosce alcune misure positive dell’ultima legge di bilancio, come il super-ammortamento e la Zes unica del Mezzogiorno, ma avverte che non bastano. Il peso della burocrazia, stimato in circa 80 miliardi di euro l’anno, viene paragonato a “uno zainetto pieno di sassi” che frena la competitività delle imprese.
Infine, il nodo dell’energia. Senza scelte strutturali, avverte Orsini, l’industria italiana rischia di non reggere l’urto del futuro. Entro il 2040 la domanda energetica raddoppierà, mentre il Paese continua a pagare decisioni del passato, dal no al nucleare alle difficoltà autorizzative per eolico e fotovoltaico. In questo contesto, bloccare il Mercosur appare, nelle parole del leader di Confindustria, un lusso che l’Italia e l’Europa non possono permettersi.
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