L’Autorità Nazionale Anticorruzione accende un faro su una delle questioni più delicate del rapporto tra pubblica amministrazione e settore privato: il pantouflage, ovvero il passaggio diretto di ex dipendenti pubblici verso soggetti privati destinatari della loro attività amministrativa. Con l’Atto di segnalazione n. 2/2026, approvato il 17 giugno con delibera n. 242, Anac chiede a Governo e Parlamento di intervenire sulla deroga prevista per gli incarichi Pnrr, evidenziando criticità che rischiano di compromettere la finalità stessa del periodo di raffreddamento introdotto dal legislatore.
La normativa generale – l’articolo 53, comma 16‑ter, del d.lgs. 165/2001 – vieta ai dipendenti pubblici che negli ultimi tre anni hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali di svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto, attività presso soggetti privati destinatari della loro azione amministrativa. Una misura pensata per prevenire conflitti di interesse, condizionamenti e vantaggi indebiti.
Il decreto Reclutamento Pnrr (d.l. 80/2021) ha però introdotto una deroga esplicita per gli incarichi conferiti a professionisti ed esperti con contratto autonomo e per il personale altamente specializzato assunto a tempo determinato per l’attuazione del Piano. Una scelta motivata dalla natura straordinaria del Pnrr e dalla necessità di attrarre rapidamente competenze elevate, evitando vincoli post‑impiego che avrebbero potuto scoraggiare i professionisti.
Secondo Anac, tuttavia, questa esenzione sta generando effetti distorsivi. L’Autorità segnala che, in diversi procedimenti sottoposti alla sua attenzione, la deroga ha imposto l’archiviazione pur in presenza di tutti gli elementi dell’incompatibilità successiva. Molti casi riguardavano ambiti sensibili, come procedure di affidamento di servizi e gare pubbliche, dove il rischio di condizionamenti è più elevato.
La criticità principale riguarda la natura temporanea dei rapporti instaurati per il Pnrr: incarichi a tempo determinato o collaborazioni autonome che, proprio per la loro durata limitata, possono rendere i professionisti più esposti alla tentazione di precostituirsi un vantaggio futuro nel settore privato durante l’incarico pubblico. Una vulnerabilità che il periodo di raffreddamento era stato pensato per neutralizzare.
Il problema è reso più attuale dalla proroga dei contratti Pnrr fino al 31 dicembre 2026: se il divieto fosse applicabile, produrrebbe effetti fino al 2029. La deroga, invece, elimina ogni vincolo, lasciando scoperta una fascia di personale che opera in settori strategici e ad alta esposizione.
Per questo Anac chiede un intervento legislativo mirato, volto a riequilibrare la disciplina e a prevenire i rischi evidenziati. L’Autorità si dice pienamente disponibile a collaborare con Governo e Parlamento per individuare una soluzione che salvaguardi sia l’efficienza del Pnrr sia la tutela anticorruzione.
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