La storia del Conclave è uno dei riti più antichi e solenni della Chiesa cattolica, e affonda le sue radici in un passato travagliato, in cui l’elezione del Pontefice era tutt’altro che regolamentata. In origine, infatti, il successore di Pietro veniva scelto dall’assemblea dei fedeli, ma questo processo era spesso segnato da gravi tensioni sociali e violenze. Emblematico fu il caso del 366, quando alla morte di papa Liberio scoppiarono sanguinose lotte tra i sostenitori di Ursino e quelli di Damaso, futuro Papa, provocando decine di morti.
Fu solo nell’XI secolo che si introdusse una prima, decisiva svolta. Papa Gregorio VII (1073-1085) riservò l’elezione esclusivamente al Collegio cardinalizio, escludendo l’influenza delle famiglie nobili e sancendo per la prima volta la regola della maggioranza qualificata dei due terzi. Questo passaggio segnò l’inizio della trasformazione di un processo caotico in un rito ordinato.
Nel 1270, a Viterbo, l’impazienza del popolo per un’elezione che durava da ben 33 mesi portò a un gesto simbolico e clamoroso: fu rimosso il tetto del palazzo dove erano rinchiusi i cardinali, accelerando la nomina di Gregorio X. Da quell’evento nacque il termine “Conclave”, dal latino cum clave, “sotto chiave”. Lo stesso Gregorio X, nel Concilio di Lione II del 1274, istituì formalmente il Conclave come lo conosciamo oggi: isolamento totale dei cardinali, divieto di contatti esterni e razionamento dei pasti, per evitare inutili indugi.
Nei secoli successivi il Conclave fu oggetto di ulteriori riforme. Nel 1503 il Conclave che elesse Giulio II durò meno di dieci ore, uno dei più brevi della storia. Nel 1903, l’Imperatore d’Austria tentò di bloccare l’elezione del cardinale Rampolla esercitando lo “ius exclusivae”, il diritto di veto: l’elezione ricadde su Pio X, che pochi mesi dopo abolì per sempre il veto straniero. Una svolta importante nella sovranità ecclesiastica.
Nel XX secolo, importanti aggiornamenti hanno modernizzato il rito senza snaturarne il significato. Pio X (1904) introdusse norme più severe; Paolo VI (1970) stabilì il limite d’età di 80 anni per gli elettori; Giovanni Paolo II (1996) codificò tutte le procedure nella costituzione apostolica Universi Dominici Gregis. Infine, Benedetto XVI nel 2007, con un motu proprio, confermò l’obbligo del quorum dei due terzi e stabilì che, dopo 34 votazioni senza risultato, si proceda al ballottaggio tra i due cardinali più votati.
Anche l’aspetto logistico è cambiato. Dal 1996, i cardinali non risiedono più nel Palazzo Apostolico ma nella Domus Sanctae Marthae, e dal 2005 sono state introdotte tecnologie per garantire la segretezza del voto, come schermature elettroniche e sistemi di sicurezza avanzati. Tuttavia, elementi simbolici antichi come il “Extra omnes” e le fumate continuano a rappresentare il cuore del mistero.
La storia dei Conclavi è punteggiata da eventi memorabili: dal lungo scrutinio introdotto nel 1869, ai tre Conclavi del 1978 che portarono per la prima volta all’elezione di un Papa non italiano, Giovanni Paolo II. In ogni epoca, le riforme hanno cercato di bilanciare tradizione e innovazione, mantenendo intatto il nucleo di un evento unico al mondo: i cardinali riuniti in clausura eleggono il nuovo Pontefice, mentre il fumus albus annuncia al mondo la scelta del nuovo pastore della Chiesa cattolica.
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