Referendum Clemente Bonajuto Savastano

Mancano ormai pochi giorni ai referendum dell’8 e 9 giugno. La battaglia principale è sull’affluenza. Occorre che vada alle urne almeno il 50% più 1 degli elettori aventi diritto altrimenti senza quorum nessun risultato sarà valido. Si tratta di una soglia mai raggiunta negli ultimi trent’anni. A fare eccezione solo il 2011 per il quesito sull’acqua.

Ogni elettore che andrà alle urne riceverà 5 schede per altrettanti quesiti: quattro sul lavoro promossi dalla Cgil e uno sulla cittadinanza promosso da un comitato, di cui fa parte Più Europa, per ridurre da 10 a 5 gli anni necessari ad ottenerla. Nel mirino dei questi sul lavoro c’è innanzitutto il Jobs act per il ripristino dell’articolo 18 e quindi del reintegro nei casi di licenziamento illegittimo per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 (da quando sono entrate in vigore le norme del governo Renzi, all’epoca capo del governo con maggiore azionista il Pd); i contratti a termine per limitarne l’utilizzo a causali specifiche e temporanee; l’eliminazione del limite all’indennità per i lavoratori licenziati in modo ingiustificato nelle piccole aziende (l’obiettivo è aumentare le tutele per chi lavora in aziende con meno di 16 dipendenti); la responsabilità solidale delle aziende committenti negli appalti in caso di infortunio e malattia professionale.

La posizione generale dei vari attori in campo è molto eterogenea, soprattutto nelle forze di centro sinistra e nei sindacati. Questo il quadro delle opposizioni. La linea ufficiale del Pd è cinque “Sì”, ma l’ala riformista del partito ha detto che non voterà tre dei referendum sul lavoro. Cinque “Sì” senza dubbi o distinguo per Avs. L’indicazione del M5s è per votare “Sì” ai quesiti sul lavoro e per lasciare libertà di scelta sulla cittadinanza. Azione voterà “No ai quesiti sul lavoro e “Sì” alla cittadinanza. Iv voterà “Sì” alla cittadinanza e “No” a tre quesiti sul lavoro, lasciando libertà di scelta sulla responsabilità dell’impresa committente in caso di incidenti ai dipendenti delle ditte in appalto e subappalto. A quest’ultimo quesito dice “Sì” Più Europa, insieme ovviamente a quello sulla cittadinanza, mentre per gli altri è “No”.

Tra le figure istituzionali più attive a Napoli per il “Sì” al quesito sulla cittadinanza è la consigliera Comunale Alessandra Clemente: “Invito tutti a votare ‘Sì’. Un’occasione per ricordare a chi ci governa, madre e cristiana, che il primo libro della Bibbia è la Genesi ed il secondo è l’Esodo. Ciò vuol dire che le emigrazioni esistono da sempre. Una battaglia per diritti umani e civili. Oggi chi dovrebbe beneficiare dell’esito del referendum sulla cittadinanza, non ha diritto al voto. Questo responsabilizza chi può e deve andare alle urne. Stiamo promuovendo diverse iniziative”.

A dare maggiori dettagli sulla scelta del partito guidato da Renzi è Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano e portavoce nazionale di Italia Viva: “Noi votiamo ‘No’ ai quesiti sul lavoro ed all’abrogazione del Jobs act e ‘Sì’ al quesito sulla cittadinanza. Riteniamo che a chi vive, lavora e studia in Italia vada garantita la cittadinanza. Abbiamo bisogno di un’immigrazione sana. Difendiamo il Jobs act, che ha garantito più di un milione di posti di lavoro, di cui 700mila a tempo indeterminato. Modificare questa legge significa tornare indietro. Nel Sud significherebbe aumentare l’abuso della partita iva ed il lavoro in nero. Tutto questo non garantirebbe i lavoratori”.

Pareri diversi anche nelle forze sindacali. La Cgil vota cinque “Sì”, la Uil dice “Sì” per due quesiti (licenziamenti illegittimi e sicurezza sul lavoro) mentre per gli altri lascia libertà di scelta. La Cisl ha annunciato che non andrà a votare.  La coalizione di centro destra di maggioranza è sostanzialmente più compatta. La linea che vige è non andare a votare. FdI, FI e Lega invitano a disertare le urne, mentre Noi Moderati andrà nei seggi e opterà per cinque “No”.

“Crediamo che questi referendum – afferma Iris Savastano, consigliera comunale di Napoli e coordinatrice cittadina di FI, – siano una disputa tutta interna alla sinistra, quella massimalista che vuole prendere le distanze dalla sinistra moderata e riformista del governo Renzi. Non è attraverso un referendum abrogativo che si attua la riforma del lavoro. Su temi così importanti deve procedere il parlamento. Sul tema della cittadinanza, il quesito proposto si discosta dal disegno di legge che abbiamo presentato sullo ius scholae”.

di M.OLA.


Leggi le notizie di Piazza Borsa

Per restare sempre aggiornato, segui i nostri canali social FacebookTwitter e LinkedIn