La tregua su Gaza è crollata. Nella notte, l’esercito israeliano ha lanciato una nuova offensiva sulla Striscia di Gaza, intensificando i bombardamenti dopo l’impasse nei negoziati per il rilascio degli ostaggi ancora detenuti da Hamas. Il bilancio attuale è drammatico: oltre 330 morti, secondo le prime informazioni.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha attribuito la responsabilità della ripresa delle ostilità a Hamas, accusandola di non voler liberare gli ostaggi e di aver respinto le proposte dei mediatori. Dall’altro lato, Hamas ha accusato Netanyahu di usare la guerra come una “ancora di salvezza” politica e di aver “deciso di sacrificare” gli ostaggi. Attualmente, sarebbero ancora prigionieri a Gaza 59 israeliani, di cui 22 ritenuti ancora in vita.
La ripresa del conflitto ha suscitato la dura reazione del Forum delle famiglie degli ostaggi, che ha criticato la strategia militare israeliana: “La pressione militare mette in pericolo gli ostaggi e i soldati”, hanno dichiarato in una nota, esortando il governo a riprendere i negoziati per un cessate il fuoco. Il Forum ha poi lanciato un appello agli Stati Uniti e al presidente Donald Trump, chiedendo un intervento per il rilascio di tutti i prigionieri.
Anche la Casa Bianca è intervenuta sulla vicenda. Brian Hughes, portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha ribadito che Hamas avrebbe potuto evitare l’escalation, affermando: “Hamas avrebbe potuto rilasciare gli ostaggi per estendere il cessate il fuoco, ma invece ha scelto il rifiuto e la guerra”.
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