Il sistema sanitario territoriale italiano si confronta con una carenza strutturale sempre più evidente. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale, con difficoltà crescenti per i cittadini nel trovare un medico di famiglia, soprattutto nelle aree più popolose.
Il fenomeno si inserisce in una dinamica di lungo periodo. Tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di base è diminuito di 5.197 unità (-14,1%), passando da oltre 42 mila a poco meno di 37 mila professionisti. Una contrazione che avviene mentre la domanda di assistenza sanitaria aumenta, spinta dall’invecchiamento della popolazione e dalla diffusione delle patologie croniche.
Nel 2025 gli over 65 in Italia sono quasi 14,6 milioni, e oltre la metà convive con due o più malattie croniche. Un dato che evidenzia come il fabbisogno di cure sia oggi molto più complesso rispetto al passato.
“La carenza dei medici di medicina generale è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata”, ha dichiarato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. “Per anni non è stato garantito il necessario ricambio generazionale, mentre la professione ha progressivamente perso attrattività”.
Secondo l’analisi, il sistema attuale non tiene conto dei profondi cambiamenti demografici degli ultimi decenni. Negli ultimi quarant’anni, infatti, la quota di popolazione con più di 65 anni è quasi raddoppiata, mentre quella degli over 80 è più che triplicata. Le proiezioni indicano un ulteriore invecchiamento: entro il 2035 gli over 65 rappresenteranno circa il 30% della popolazione, destinati a superare il 34% entro il 2055.
A fronte di questa evoluzione, i parametri organizzativi sono rimasti sostanzialmente invariati. Il limite massimo di 1.500 assistiti per medico di famiglia, definito in un contesto demografico molto diverso, oggi risulta sempre meno sostenibile. “Questo modello – sottolinea Cartabellotta – riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e incide negativamente su accessibilità e qualità dell’assistenza”.
I dati del sistema sanitario mostrano inoltre forti squilibri territoriali. Al 1° gennaio 2025 i medici di medicina generale avevano in carico oltre 50,9 milioni di assistiti, con una media di 1.383 pazienti per medico, ma con differenze significative tra le Regioni.
Le criticità più rilevanti si registrano nelle aree a maggiore densità abitativa. Secondo le stime della Fondazione Gimbe, calcolate su un rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti, la carenza complessiva raggiunge 5.716 professionisti, distribuiti in 18 Regioni e Province autonome.
Le situazioni più critiche riguardano le principali Regioni italiane: Lombardia (-1.540 medici), Veneto (-747), Campania (-643), Emilia-Romagna (-502), Piemonte (-463), Toscana (-394) e Lazio (-358). Tuttavia, anche nelle Regioni dove non emerge una carenza a livello medio, possono esistere aree locali prive di medici disponibili.
Il problema non riguarda più soltanto le zone rurali o montane, dove da anni i bandi restano spesso deserti, ma si estende ormai anche alle grandi città, dove diventa sempre più difficile trovare un medico di famiglia vicino alla propria residenza.
Il quadro complessivo evidenzia una criticità strutturale del sistema sanitario territoriale italiano, che richiederà interventi di riforma sia sul piano della programmazione sia su quello dell’attrattività della professione, per evitare ripercussioni crescenti sull’accesso alle cure, in particolare per le fasce più fragili della popolazione.
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