Spese Militari, scontro tra Giuseppe Conte e Mario Draghi

Continua a suon di dichiarazioni a mezzo stampa il conflitto interno alla maggioranza di Governo in merito alle spese militari.
Il neo-eletto capo politico del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, ha ormai intrapreso un percorso parallelo a quello tracciato dall’Esecutivo: una strada che – non si esclude – potrebbe portare alla separazione.

Il comunicato del Movimento

“E’ curiosa e davvero straordinaria la dovizia di particolari con cui ‘fonti di palazzo Chigi’ hanno ricostruito la spesa militare italiana. La stessa meticolosità andrebbe usata per dare notizia del previsto incremento delle spese militari per gli anni 2023 e 2024, che rappresentano il fulcro del confronto di questo giorni”. Lo dichiara il M5s in una nota.

“Questa è la posizione del M5S, questa è la posizione che guarda all’interesse del Paese e ai bisogni dei cittadini. Non intendiamo fare passi indietro”. Lo scrive su Fb il leader del M5s Giuseppe conte rilanciando un post del M5s in cui si spiega: “È impensabile una corsa al riarmo ora. È fuori dalla realtà pensare di aumentare di almeno 12/15 miliardi la nostra spesa militare in due anni”, “l’impegno del 2% può essere centrato solo con una crescita di spesa progressiva, spalmata nei prossimi anni, ad esempio da qui a quantomeno il 2030”.

Il Governo tira dritto sulle spese militari

Il Governo, dal canto suo, difende la posizione tentando di serrare i ranghi in vista del voto in Parlamento. Da solo, il Movimento Cinque Stelle non riuscirebbe a far naufragare il ‘riarmo’, ma ciò che preoccupa maggiormente Draghi è il ripensamento di altri alleati, spinti principalmente dall’opinione pubblica.

Il premier Mario Draghi tira dritto sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil nel rispetto degli impegni Nato e ottiene il sostegno del Quirinale dopo un colloquio al Colle con Sergio Mattarella. Forte anche dell’asse con il Capo dello Stato, il presidente del Consiglio affonda con decisione i suoi colpi chiarendo che non ci si può sottrarre agli impegni con la Nato, pena il far venir meno il patto che tiene in piedi la maggioranza.

Il voto di fiducia in Senato

Un messaggio forte, indirizzato a tutta la coalizione di governo e soprattutto al movimento 5 stelle e l’Esecutivo si prepara a blindare con la fiducia il dl Ucraina nell’Aula del Senato