Morti bianche incidente sul lavoro

I dati provvisori diffusi dall’Inail sulle denunce di infortunio con esito mortale nei primi nove mesi del 2026 restituiscono il quadro drammatico di una piaga sociale che non accenna a recedere. Tra gennaio e settembre le denunce di morti in occasione di lavoro (escludendo il comparto studenti) sono salite a 589 casi, in aumento di 19 unità (+3,3%) rispetto ai 570 decessi registrati nello stesso periodo del 2025. A tracciare una netta accelerazione è stato il solo mese di settembre, con ben 91 vittime, corrispondenti a una media di oltre tre morti al giorno nei luoghi di lavoro italiani.

L’incidenza dei decessi rispetto alla platea dei lavoratori si è inasprita, passando da 2,36 vittime ogni 100mila occupati del 2025 a 2,42 nel 2026 (+2,5%). L’analisi settoriale evidenzia come la maggior parte delle tragedie continui a concentrarsi nei comparti a più alta intensità operativa: le Costruzioni si confermano al primo posto con 101 casi (da 99 del 2025), seguite dal settore Trasporto e magazzinaggio (salito da 71 a 80 morti) e dai Servizi di supporto alle imprese (da 26 a 33). Si registrano aumenti anche nella Sanità (14) e nella Pubblica Amministrazione (passata da 3 a 7 decessi), a fronte di una flessione nelle attività manifatturiere (da 83 a 73) e nel commercio (da 54 a 42).

Sul piano della geografia della sicurezza, a fronte di una contrazione complessiva dell’area del Sud (scesa da 139 a 135) e del Nord-Est (da 128 a 124), si osservano preoccupanti impennate nel Nord-Ovest (155 casi dai 139 dell’anno precedente) e nelle Isole (da 60 a 69). Nel dettaglio regionale, la Campania registra uno dei peggiori incrementi nazionali (+5 decessi), affiancandosi ai forti aumenti rilevati in Lombardia (+12), Sicilia (+10), Lazio e Piemonte (+6 ciascuna). Il dato campano riaccende con forza il dibattito territoriale sulle tutele nei cantieri e lungo le filiere della logistica, richiamando le recenti sollecitazioni espresse dal partenariato sociale in sede di Comitato FSE+.


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