Transizione chiaroscura. L’Italia si scopre pronta a investire nella sostenibilità, ma senza abbastanza lavoratori qualificati per farlo.
È questo il quadro allarmante che emerge dal più recente report di Confartigianato, secondo cui nel 2024 le imprese italiane hanno cercato di assumere 4.447.370 lavoratori con competenze green, pari a oltre l’80% del totale delle assunzioni previste nell’anno.
Il problema? Quasi la metà di queste figure – esattamente 2.197.620 professionisti, il 49,4% del totale – sono state difficili o impossibili da reperire sul mercato del lavoro.
Un dato che, da solo, mette in luce un divario strutturale tra domanda e offerta di competenze sostenibili, destinato a rallentare il ritmo della transizione ecologica italiana.
Granelli: “Il rischio è una transizione verde senza lavoratori green”
“Il rischio – avverte il presidente di Confartigianato Marco Granelli – è di avere una transizione verde senza lavoratori green”.
Una frase che riassume perfettamente la contraddizione di un sistema produttivo che si evolve più rapidamente del capitale umano disponibile.
Mentre le imprese, spinte dagli incentivi e dalle normative europee, accelerano sull’efficienza energetica, la gestione dei rifiuti e la digitalizzazione dei processi produttivi, il mercato del lavoro non riesce a tenere il passo.
Le scuole tecniche e professionali non formano ancora abbastanza specialisti in energie rinnovabili, mobilità sostenibile, economia circolare e gestione ambientale.
Un mismatch che frena l’economia verde
Il fenomeno non riguarda solo le grandi aziende, ma colpisce soprattutto il tessuto artigiano e le piccole imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo italiano.
Sono proprio loro, infatti, ad avere maggiori difficoltà nel reperire figure qualificate, spesso costrette a investire in formazione interna o in riqualificazione del personale.
Secondo gli analisti di Confartigianato, il mismatch tra domanda e offerta di lavoro green è aggravato da tre fattori principali:
Scarsa integrazione tra formazione scolastica e mondo produttivo;
Ritardi nei programmi di aggiornamento professionale;
Limitata attrattività dei mestieri tecnici, percepiti ancora come lavori “di seconda fascia”, nonostante siano oggi centrali per l’innovazione sostenibile.
L’urgenza di una strategia nazionale per le competenze green
Il rapporto lancia un messaggio chiaro alle istituzioni: la transizione ecologica non può essere solo tecnologica, ma deve essere anche formativa.
Per Confartigianato, è necessario un piano nazionale per le competenze green, in grado di coordinare scuole, università, imprese e centri per l’impiego, con l’obiettivo di colmare il gap di professionalità entro i prossimi cinque anni.
La sfida è duplice: formare nuovi lavoratori e riqualificare quelli già presenti, garantendo a ogni settore – dall’edilizia all’agricoltura, dalla meccanica all’energia – le risorse umane necessarie per crescere in modo sostenibile.
Una transizione “a rischio” che può diventare opportunità
Il dato diffuso da Confartigianato non è solo un campanello d’allarme, ma anche una chiamata all’azione per il sistema Paese.
Se affrontata con politiche mirate, la carenza di lavoratori green può trasformarsi in un motore di innovazione, inclusione e crescita occupazionale.
L’Italia, infatti, dispone di un patrimonio manifatturiero e tecnologico in grado di guidare la transizione europea, a patto che non manchino le competenze per sostenerla.
Come conclude Granelli, “la sostenibilità non è solo un obiettivo ambientale, ma una leva di competitività economica. Ma senza persone qualificate, la rivoluzione verde rischia di restare un sogno incompiuto.”
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