Mentre l’economia italiana attraversa una fase di incertezza tra inflazione persistente, rialzo dei costi e prudenza nei consumi, torna una delle principali iniezioni di liquidità dell’anno: la tredicesima. Da lunedì inizierà l’erogazione per 16,3 milioni di pensionati, e successivamente per 19,7 milioni di lavoratori dipendenti, per un totale di circa 36 milioni di beneficiari.
Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’impatto lordo delle tredicesime supera i 55,9 miliardi di euro, ma nelle tasche degli italiani ne arriveranno 42 miliardi netti. La differenza, pari a 13,8 miliardi, rappresenta il gettito fiscale che l’Erario incasserà attraverso l’Irpef. Una cifra tutt’altro che marginale in un momento in cui il governo sta lavorando alla tenuta dei conti pubblici e alla definizione delle coperture della legge di bilancio.
Il territorio nazionale registra forti differenze: Roma guida la classifica con 2,75 milioni di beneficiari, seguita da Milano (2,48 milioni), Napoli (1,42 milioni) e Torino (1,4 milioni). Le aree con meno percettori sono Isernia, Enna e Vibo Valentia, riflesso diretto della diversa densità demografica e della concentrazione occupazionale.
Il 2025 porta anche alcune novità. Tra queste il bonus mamme, destinato a lavoratrici dipendenti o autonome con almeno due figli e reddito annuo inferiore a 40.000 euro: fino a 480 euro annui come integrazione. Confermata anche l’indennità una tantum per gli over 64 con pensioni minime, circa 155 euro come sostegno aggiuntivo.
La tredicesima non esaurisce il quadro dei trattamenti aggiuntivi. In Italia sono circa 8 milioni i lavoratori del settore privato che ricevono anche la quattordicesima, concentrati nei comparti agricoltura, logistica, commercio, turismo e multiservizi. Il beneficio riguarda anche una parte dei pensionati con reddito contenuto.
L’effetto sui consumi rimane centrale. La Cgia segnala che una parte significativa della mensilità extra sarà destinata a spese obbligate, comprese bollette, mutui e rate, ma un segmento importante alimenterà comunque il mercato natalizio, tradizionalmente legato a generi alimentari, tecnologia, giocattoli, viaggi e abbonamenti digitali. Il valore complessivo della spesa per i regali dovrebbe attestarsi ancora intorno ai 10 miliardi di euro, un dato che conferma il ridimensionamento rispetto a dieci anni fa, quando superava i 15 miliardi.
Le abitudini d’acquisto cambiano con la tecnologia: crescono i regali digitali e aumentano le operazioni concluse online, anche grazie alla spinta anticipata dei super sconti del Black Friday, che hanno ormai eroso l’impatto tradizionale della spesa natalizia.
La tredicesima, pur rappresentando un sollievo per molte famiglie in un contesto economico complesso, continua a evidenziare un dualismo strutturale: da un lato contribuisce a sostenere consumi e domanda interna; dall’altro consolida la dipendenza del bilancio pubblico da prelievi fiscali concentrati sulla base lavorativa e previdenziale.
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