Aziende energivore, foto generica. Bonus energia 2022

Il governo prepara una nuova misura di incentivo nazionale alle imprese, modellata sull’esperienza di Industria 4.0 e Transizione 5.0, ma con una differenza decisiva: sarà finanziata esclusivamente con risorse nazionali. Lo ha annunciato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, conversando con i cronisti nel Transatlantico della Camera.

Stiamo programmando di realizzare una misura di incentivo orizzontale – ha spiegato – che utilizzi solo risorse nazionali, perché quelle del Pnrr devono essere impiegate nel tempo congruo. In questo modo, svincoliamo gli interventi dai criteri stringenti che la Commissione Ue ci ha imposto attraverso il canale Repower Eu”.

Target: imprese energivore e settori strategici

L’obiettivo è sostenere in particolare le imprese energivore dei comparti più colpiti dai vincoli europei e dalla crisi dei costi: ceramica, siderurgia, chimica, carta e vetro. “Sono quelle che ne hanno più bisogno ma che, ad oggi, non possono utilizzare gli strumenti europei. Essendo risorse nazionali, possiamo impiegarle con maggiore flessibilità”, ha sottolineato Urso.

Una misura strutturale e programmabile

Il provvedimento sarà definito entro la sessione di bilancio, con l’intenzione di inserirlo nella prossima legge di Bilancio. “Dobbiamo concepirlo ora, perché ogni intervento sulla norma di incentivazione deve essere parte della manovra – ha chiarito il ministro –. Sarà un provvedimento nazionale, incentivante, duraturo e continuativo nel tempo, perché le imprese hanno bisogno di poter programmare i loro investimenti nei mezzi e nelle tecnologie”.

Dialogo con imprese e associazioni

Il nuovo strumento nasce da un confronto costante con Confindustria e con le altre associazioni di categoria, in modo da calibrare l’intervento sulle reali esigenze del tessuto produttivo. La logica è quella della concertazione preventiva, con un approccio condiviso per garantire efficacia e stabilità normativa.

Il quadro strategico

Con questa mossa il governo punta a rafforzare la competitività delle filiere industriali più esposte, riducendo la dipendenza dai vincoli comunitari e dando continuità agli investimenti. Una scelta che segna anche un cambio di passo rispetto alle politiche strettamente legate al Pnrr, aprendo lo spazio a una politica industriale più autonoma e strutturata sul lungo periodo.


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