L’Autorità Nazionale Anticorruzione interviene nuovamente sul tema delle verifiche dei requisiti negli appalti pubblici, chiarendo che le stazioni appaltanti non possono delegare a operatori economici privati l’acquisizione della documentazione necessaria a comprovare i requisiti generali. Il principio è stato ribadito nel Comunicato del Presidente n. 8, approvato dal Consiglio dell’Autorità il 1° aprile 2026, a seguito di attività di vigilanza che hanno evidenziato pratiche non conformi.
Secondo quanto rilevato da Anac, alcune amministrazioni hanno affidato a soggetti privati il compito di acquisire documenti come casellari giudiziali, certificazioni antimafia e altre attestazioni richieste dal d.lgs. 36/2023. Il privato, incaricato tramite appalto, si interfacciava direttamente con gli enti pubblici titolari dei dati, per poi trasmettere la documentazione alla stazione appaltante.
Anac ha ricordato che, con la Delibera n. 116 del 1° aprile 2026, è stato chiarito in modo inequivocabile che la verifica dei requisiti — sia nella fase di acquisizione documentale sia nella successiva valutazione — è attività riservata esclusivamente alla stazione appaltante. Si tratta infatti di una funzione strettamente connessa all’esercizio del potere provvedimentale pubblico, che non può essere delegata a operatori privati.
L’Autorità sottolinea inoltre che il sistema di verifica deve avvenire attraverso il FVOE 2.0, la piattaforma nazionale che sta raggiungendo la piena interoperabilità con le diverse banche dati. L’utilizzo di intermediari privati, oltre a essere contrario alla normativa, genera ulteriori criticità: gli enti pubblici che rilasciano la documentazione non possono verificare l’identità reale del richiedente, poiché le richieste appaiono formalmente provenire dalla stazione appaltante ma sono di fatto inoltrate da soggetti terzi.
Un ulteriore elemento di rischio riguarda la protezione dei dati personali: non è sempre chiaro se l’operatore economico sottoposto ai controlli sia consapevole che i propri dati vengano trattati anche da soggetti diversi dalla stazione appaltante, con potenziali violazioni delle norme in materia di privacy.
Per questi motivi, Anac richiama le amministrazioni a un rigoroso rispetto delle procedure, evidenziando l’anomalia del modus operandi riscontrato e invitando gli enti preposti al rilascio della documentazione a prestare particolare attenzione alle richieste ricevute.
Il Comunicato rappresenta un ulteriore tassello nel percorso di rafforzamento della trasparenza e della legalità negli appalti pubblici, in un momento in cui la digitalizzazione degli strumenti di verifica — a partire dal FVOE — mira a rendere più uniforme e controllabile l’intero sistema.
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