La crisi industriale che attraversa l’area di Acerra, Marcianise e Airola richiede una strategia radicale, capace di andare oltre gli strumenti emergenziali e di affrontare le cause profonde della deindustrializzazione. È il messaggio che Confapi, rappresentata dal presidente di Confapi Campania Angelo Bruscino, ha portato all’audizione della IX Commissione Industria del Senato, dedicata alle principali aree di crisi industriale complessa in Italia.
Bruscino ha descritto un territorio segnato da siti produttivi dismessi che rappresentano “un patrimonio di inestimabile valore”, ma che rischiano di trasformarsi in vuoti permanenti se non si interviene con una strategia mirata. Il nodo centrale, secondo Confapi, è la dispersione del know‑how: “L’eredità più grande di un’industria è il patrimonio di competenze dei suoi lavoratori. Se le grandi aziende chiudono e i lavoratori vengono accompagnati alla pensione con strumenti passivi, si compromette la capacità di ripopolare industrialmente quelle aree”.
Le Pmi denunciano oggi una forte carenza di manodopera qualificata, un paradosso in territori che hanno perso migliaia di posti di lavoro negli ultimi anni. Per questo Confapi propone la creazione di “Poli di mantenimento delle competenze” o vere e proprie “Accademie di Eccellenza”, realizzate in sinergia con Governo, Regione Campania e organizzazioni datoriali. L’obiettivo è garantire formazione continua, riqualificazione e mantenimento dell’occupabilità dei lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, così da renderli immediatamente reinseribili quando nuovi investimenti torneranno sul territorio.
Accanto alla formazione, Confapi suggerisce un’attività di scouting industriale mirato, per attrarre imprese in grado di accorciare la filiera e internalizzare processi produttivi grazie all’assorbimento di lavoratori altamente specializzati già presenti nell’area. Una strategia che punta a ricostruire ecosistemi industriali coerenti, evitando la frammentazione degli interventi.
Sul fronte degli strumenti di politica industriale, Bruscino ha chiesto di valorizzare sia i mini contratti di sviluppo sia le Reti di Impresa, ritenute fondamentali per permettere alle micro e piccole imprese di accedere a progetti altrimenti irrealizzabili. “I contratti di sviluppo devono essere adattati alle aggregazioni di Pmi della stessa filiera”, ha spiegato. Lavorare in rete consentirebbe di sviluppare ricerca condivisa, poli logistici comuni, approvvigionamento energetico integrato e incubatori di impresa capaci di ospitare più realtà produttive.
Confapi ha inoltre espresso preoccupazione per la scelta della Legge di Bilancio di eliminare il riparto regionale dei fondi per gli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi complessa, sostituendolo con un fondo a gestione nazionale. Una decisione che, secondo Bruscino, rischia di generare “forti incertezze nella programmazione territoriale”. Per garantire efficacia e tempestività, è invece necessario mantenere un coordinamento stretto e prevedibile tra Governo e Regioni, soprattutto in territori come quello campano, dove la crisi industriale ha un impatto sociale particolarmente rilevante.
L’audizione ha confermato la necessità di una strategia industriale che non si limiti a gestire l’emergenza, ma che punti a ricostruire competenze, attrarre investimenti e rafforzare le filiere produttive. Una sfida che riguarda non solo la Campania, ma l’intero sistema manifatturiero italiano.
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