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Il mercato delle piccole e medie imprese italiane continua ad attirare investitori nazionali e internazionali, segnando una trasformazione strutturale del tessuto economico del Paese. Con oltre 200.000 PMI attive, l’Italia rappresenta uno dei mercati più vivaci in Europa per fusioni e acquisizioni, e gli ultimi cinque anni ne sono la conferma.

Secondo una ricerca condotta da Verum Partners e Startex AI, basata su dati Banca d’Italia, Unioncamere, Bain & Company, AIFI e Consiglio Nazionale del Notariato, più dell’80% delle operazioni di M&A tra medie e grandi imprese ha riguardato aziende con fatturato inferiore ai 50 milioni di euro. In totale, sono state acquisite 412 aziende per un valore complessivo superiore a 22,6 miliardi di euro, un volume che mostra l’elevato appetito industriale verso realtà dinamiche, innovative e spesso di origine familiare.

Il fenomeno non riguarda solo le acquisizioni strutturate. Nello stesso periodo, circa 152.000 imprese sono cambiate di proprietà attraverso cessioni dirette: quasi 30.000 operazioni all’anno, pari a una media di oltre 80 al giorno. A queste si aggiungono 586.000 trasferimenti di quote societarie, a conferma di un ecosistema in continua evoluzione. Il valore complessivo delle partecipazioni detenute da persone fisiche supera oggi 1.600 miliardi di euro, con una platea di circa 15 milioni di italiani proprietari di quote di aziende.

Il mercato delle acquisizioni è ancora prevalentemente guidato da uomini, coinvolti nel 67% delle operazioni, mentre una quota crescente di imprenditrici sta entrando con decisione in questo segmento. Anche l’età degli acquirenti sta cambiando: nel 2024 due terzi degli investitori avevano meno di 45 anni, e circa un terzo meno di 35, un segnale che testimonia l’ingresso delle nuove generazioni nei processi di consolidamento aziendale.

Dal punto di vista territoriale, oltre il 55% delle acquisizioni avviene nel Nord Italia, seguono il Centro con il 23% e il Sud e le Isole con il 22%. La geografia conferma come il baricentro industriale resti nel Nord, ma anche come l’interesse verso il Mezzogiorno sia in crescita.

Nonostante il fermento del mercato, la ricerca evidenzia un limite strutturale: solo il 14% delle PMI italiane arriva oggi sui tavoli dei fondi di private equity, che continuano a privilegiare target più visibili e consolidati. Eppure, quando investono, gli operatori finanziari scelgono soprattutto aziende familiari, protagoniste del 70% delle operazioni concluse dai fondi.

La distanza tra offerta e domanda resta uno dei principali nodi strategici: molte PMI che desiderano vendere o crescere con partner finanziari non riescono a intercettare investitori adeguati, mentre i fondi lamentano una scarsa strutturazione finanziaria e manageriale delle potenziali target.


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