La transizione ecologica dell’industria dell’acciaio continua a dividere. E ora, di fronte al rallentamento dei progetti globali per il cosiddetto “green steel”, arriva la netta presa di posizione di Cristian Camisa, presidente di Confapi, l’associazione che rappresenta le piccole e medie industrie italiane.
Camisa denuncia il rischio che il caso Ilva diventi il simbolo di un modello di transizione ambientale privo di basi industriali, troppo affidato agli slogan e troppo poco alla realtà economica. Mentre in Europa si continua a promuovere la decarbonizzazione degli impianti, osserva Camisa, nel resto del mondo i grandi progetti per la produzione di acciaio “verde” stanno già rallentando. I motivi sono evidenti: costi troppo elevati, domanda ancora debole e un quadro complessivo che smentisce le aspettative iniziali.
“La battaglia cruciale non era rincorrere modelli economicamente insostenibili, ma salvaguardare l’unico impianto in grado di garantire i volumi produttivi necessari: l’altoforno”, spiega il presidente di Confapi. Invece, si è preferito puntare tutto sull’idrogeno, con un approccio che Camisa definisce illusorio: “Ci si è convinti che bastasse invocare l’idrogeno per risolvere tutto. Così non è stato”.
Lo scenario che si profila per il prossimo anno è ancora più problematico. Con l’introduzione dell’obbligo di pagamento per le emissioni di CO₂, le imprese siderurgiche dovranno affrontare un ulteriore aggravio di costi. “Siamo di fronte a un paradosso: se non produco, non emetto. Se non emetto, non pago. Ma se non produco, chiudo. Una soluzione apparente, che nasconde un disastro industriale”, sottolinea Camisa.
Infine, il leader di Confapi conclude con una nota amara e provocatoria: “L’Ilva rischia di diventare il simbolo perfetto di una transizione ecologica fatta senza industria, senza acciaio, senza futuro”.
Un messaggio chiaro e diretto, che richiama l’attenzione delle istituzioni europee e italiane sul difficile equilibrio tra obiettivi ambientali e sopravvivenza della manifattura pesante, ancora oggi strategica per l’economia continentale.
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