Conclave

La Cappella Sistina, allestita per il Conclave, è pronta ad accogliere i 133 cardinali elettori. Il 21 aprile 2025 la morte di Papa Francesco ha segnato l’inizio della Sede Vacante. Come da Universi Dominici Gregis (1996), l’elezione deve avvenire entro 15–20 giorni, fissando il Conclave fra il 6 e l’11 maggio. Il collegio elettorale conta 135 cardinali eleggibili, di cui 133 prenderanno parte. La rappresentanza è planetaria: provengono da 71 Paesi – 53 dall’Europa, 37 dall’America (16 Nord, 4 Centro, 17 Sud), 23 dall’Asia, 18 dall’Africa e 4 dall’Oceania. L’Italia guida il collegio con 17 cardinali elettori (12,8%). I porporati italiani di rilievo includono Matteo Zuppi (arcivescovo di Bologna, presidente della CEI) e Domenico Battaglia (arcivescovo di Napoli). Fra i nomi globali maggiormente “sospettati” come papabili vi sono il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, il filippino Luis Antonio Tagle (Prefetto per l’Evangelizzazione) e il cardinale americano Blase Cupich (Arcivescovo di Chicago). Da notare che ben 108 su 133 porporati (circa l’80%) sono stati creati da Francesco, a sottolineare il forte orientamento “bergogliano” del collegio.

Il programma

La prima fumata del conclave ci sarà “non prima delle 19”,  ha detto il direttore della sala stampa vaticana Matteo Bruni spiegando che oggi pomeriggio, dal momento dell’ingresso in Sistina, intorno alle 16.30, ci sarà la catechesi del card. Raniero Cantalamessa, il giuramento, dunque il voto, quindi la fumata non prima delle 19.

A partire da giovedì le fumate saranno intorno alle 10.30 (in questo caso solo se bianca) o alle 12; nel pomeriggio alle 17.30 (anche in questo caso solo se bianca) o intorno alle 19. Le fumate sono dunque due al giorno, ma in caso di esito positivo non sarà a fine sessione ma viene anticipata.

Il rito dell’elezione papale

Il Conclave si apre con la formula cerimoniale “Extra omnes” (Fuori tutti) in Cappella Sistina, che chiude le porte e separa i cardinali dal mondo esterno. Prima del voto, ogni porporato giura di rispettare la segretezza del processo. Si procede quindi con la distribuzione delle schede su cui è già stampata la formula “Eligo in Summum Pontificem”. Con un sorteggio interno vengono designati tre scrutatori, tre revisori e tre infirmarii (aiutanti che suppliscono i cardinali impossibilitati a votare). Terminati i preparativi, l’ultimo diacono chiude definitivamente la porta della Sistina (sigillando il Conclave).


Voto:
Ciascun cardinale vota in isolamento, esprimendo oralmente la formula “Chiamo a testimone Cristo Signore…” e inserendo segretamente la scheda nel piatto.

Conteggio: I tre scrutatori mescolano e contano le schede; se il numero delle schede non corrisponde a quello degli elettori si ripete subito lo scrutinio. Successivamente ogni scheda viene letta ad alta voce. Allo scopo è richiesta la maggioranza qualificata di 2/3 dei votanti. Nel Conclave 2025, con 133 elettori, servono almeno 89 voti per eleggere il Papa.

Esito della votazione: Dopo ogni scrutinio tutte le schede e i tagliandi con i nomi vengono inceneriti. Dal colore del fumo che esce dal comignolo della Sistina si conosce il verdetto: fumo nero se non si è raggiunto il quorum, bianco se è stato eletto il nuovo Pontefice.

Come previsto da UD Gregis, dopo serie di sette votazioni senza esito (Seguito da pause di preghiera), si osservano brevi interruzioni. In caso di stallo protratto, si dedica un giorno intero alla riflessione e al dialogo. Nelle votazioni seguenti si limita la scelta ai due nomi più votati in precedenza (a condizione che i due candidati esclungano sé stessi dal voto), continuando tuttavia a richiedere la maggioranza dei 2/3.

Curiosità e retroscena

Le cronache vaticane e la stampa internazionale hanno subito evidenziato possibili «papabili» e fazioni. Tra i nomi più accreditati figura Pietro Parolin, a lungo Segretario di Stato, affiancato dall’outsider italiano Pierbattista Pizzaballa (patriarca di Gerusalemme)e dal carismatico Luis Tagle. Il quotidiano Corriere cita spesso anche il cardinale Matteo Zuppi (arcivescovo di Bologna), simbolo della linea «progressista», contrapposto al conservatorismo di preti come il card. ungherese Péter Erdő. Dal mondo anglosassone emergono i due cardinali statunitensi Joseph Tobin e Blase Cupich, tra i favoriti per la loro influenza negli USA. In generale la stampa cattolica sottolinea uno scontro fra “bergogliani” e tradizionalisti: secondo L’Indipendente, i primi (in sintonia con il pontificato di Francesco) spingono per nomi come Zuppi, Tagle e Parolin, mentre i secondi guardano a figure come Erdő e il guineano Robert Sarah.

Non sono mancate le voci di corridoio e gli intrighi tipici della vigilia conclavistica. Secondo il Corriere della Sera, da New York sono emerse accuse – poi smentite – contro Parolin e Tagle (legate a presunte coperture di abusi), ritenute però mosse strumentali volte a condizionare i risultati. Sui social media alcuni opinionisti hanno addirittura ipotizzato ritardi o spostamenti del Conclave come gesto politico interno: ad esempio il giornalista Raymond Arroyo ha parlato di un “anticipo” voluto dai cardinali, ipotesi prontamente respinta come infondata da esperti come Austen Ivereigh ed Ed Condon. In sintesi, tutte le carte sono sul tavolo: come si suol dire a Roma, «chi entra Papa esce cardinale», lasciando spazio a sorprese fino al momento della fumata bianca.


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