Gianmarco Dotta Confidi - assoconfidi

L’approvazione in prima lettura al Senato del Disegno di legge sulle PMI segna un passo avanti nella strategia di sostegno alle imprese minori italiane. Ma, secondo Assoconfidi, l’articolo 5 del provvedimento – dedicato alla revisione della disciplina dei Confidi – non coglie appieno l’opportunità di una riforma organica e attesa da oltre vent’anni.

L’associazione che rappresenta il sistema dei Confidi, presieduta da Gianmarco Dotta, riconosce la volontà del Governo di aggiornare un impianto normativo fermo al 2003, ma sottolinea come il testo approvato non abbia recepito le proposte emendative né le istanze emerse durante le audizioni parlamentari. “Le modifiche suggerite – ricorda Assoconfidi – miravano a rendere la disciplina più coerente con l’evoluzione del settore e con le esigenze delle micro, piccole e medie imprese, sempre più centrali nella tenuta del tessuto produttivo nazionale”.

Il mancato accoglimento di tali proposte, nonostante il clima di ascolto costruttivo in Commissione Industria, genera preoccupazione tra i Confidi, che da anni svolgono un ruolo determinante nel facilitare l’accesso al credito per migliaia di PMI italiane, in particolare in contesti territoriali dove la finanza tradizionale mostra rigidità.

Assoconfidi chiede ora un confronto aperto e qualificato per migliorare l’articolo 5 nella seconda lettura alla Camera. “È necessario un intervento legislativo chiaro, sostenibile e proporzionato, che superi vincoli ormai anacronistici e consenta ai Confidi di operare con maggiore efficacia e responsabilità”, afferma Dotta.

In vista dell’esame a Montecitorio, l’associazione auspica che le proposte emendative già depositate vengano valutate con attenzione e spirito collaborativo, e rinnova la disponibilità a partecipare ai tavoli tecnici per la stesura dei decreti delegati.

L’obiettivo – spiega ancora Dotta – è quello di costruire una riforma realmente condivisa, capace di rafforzare il ruolo economico e sociale dei Confidi nel sostegno alle PMI. “Solo un dialogo aperto tra istituzioni e rappresentanze – conclude – può garantire una normativa utile al Paese e al suo tessuto produttivo”.


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