L’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sui nuovi dazi ha gettato un’ombra di preoccupazione sull’economia italiana. La decisione di imporre tariffe del 25% sulle automobili e su altri prodotti europei potrebbe avere ripercussioni devastanti per il commercio tra l’Italia e gli Stati Uniti, uno dei mercati di riferimento per l’export nazionale.
Secondo le prime analisi, le nuove misure protezionistiche potrebbero colpire il Made in Italy in modo significativo. Il mercato americano rappresenta infatti il 22,2% delle esportazioni italiane verso paesi extra-UE, una percentuale superiore di quasi tre punti rispetto alla media dell’Unione Europea, che si attesta al 19,7%. Nel 2024, l’export italiano verso gli Stati Uniti ha raggiunto i 65 miliardi di euro, con un avanzo commerciale di 39 miliardi. L’eventuale introduzione dei nuovi dazi rischia quindi di compromettere gravemente questo equilibrio, generando un impatto negativo sulla bilancia commerciale italiana.
A livello settoriale, l’analisi del Centro Studi di Confindustria mette in luce la vulnerabilità di comparti strategici per l’economia nazionale. Tra i più esposti figurano le bevande, l’automotive e il settore farmaceutico, che insieme rappresentano oltre un terzo delle esportazioni italiane negli Stati Uniti. Altri settori a rischio includono i macchinari, le lavorazioni in pelle e calzature, comparti che hanno visto una crescita costante negli ultimi anni e che ora potrebbero subire un drastico ridimensionamento. Anche l’industria della moda, uno dei simboli del Made in Italy nel mondo, teme forti contraccolpi dalle misure protezionistiche statunitensi.
L’impatto sui distretti manifatturieri italiani sarebbe particolarmente pesante, considerando che il 7% delle vendite del settore è destinato agli Stati Uniti. L’aumento delle tariffe doganali renderebbe meno competitivi i prodotti italiani sul mercato americano, favorendo concorrenti di altri Paesi non soggetti ai dazi. Le regioni più esposte comprendono Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Piemonte e Lazio, con province ad alta vocazione industriale come Milano, Firenze, Modena, Torino, Bologna e Vicenza.
Sul fronte politico ed economico, le preoccupazioni espresse dal governo italiano e dalle associazioni imprenditoriali sono molteplici. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato il rischio di un’escalation che potrebbe trasformarsi in una guerra commerciale su larga scala, con gravi conseguenze per l’Italia, Paese che si colloca tra i principali esportatori a livello globale. Urso ha evidenziato la necessità di evitare scontri economici che potrebbero mettere a repentaglio la crescita nazionale e la stabilità dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti.
Anche Confindustria ha lanciato l’allarme, con il presidente Emanuele Orsini che ha parlato di una “preoccupazione innegabile” per le imprese italiane. Secondo Orsini, le decisioni di Trump, se applicate, potrebbero mettere in ginocchio il tessuto produttivo del Paese nel giro di poche settimane. La vicepresidente di Confindustria, Lucia Aleotti, ha avvertito che i dazi rischiano di rappresentare il colpo finale per l’industria italiana, non solo per le difficoltà nell’export verso gli Stati Uniti, ma anche per il pericolo di un aumento delle importazioni cinesi in Europa a prezzi ridotti, qualora la Cina fosse costretta a trovare nuovi mercati per i propri prodotti.
Le stime economiche delineano un quadro preoccupante. Un’analisi dell’istituto di consulenza Prometeia prevede che un aumento del 10% sui prodotti già soggetti a dazi potrebbe costare all’Italia oltre 4 miliardi di euro. Se le tariffe fossero estese in modo generalizzato, la perdita potrebbe salire a 7 miliardi. Il gruppo Sace ha stimato un impatto complessivo sull’export italiano di 6,8 miliardi fino al 2029, con effetti che si manifesterebbero già a partire dal 2026. Secondo Confartigianato, l’export italiano potrebbe subire una contrazione di 11 miliardi di euro, con un calo del 16,8% delle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Anche il settore agroalimentare è a rischio. Secondo Coldiretti, l’ipotesi di dazi al 25% potrebbe ridurre drasticamente le vendite di prodotti italiani negli Stati Uniti, con un conseguente aumento dei prezzi per i consumatori americani stimato fino a 2 miliardi di euro. Questo scenario penalizzerebbe le eccellenze italiane e metterebbe in difficoltà numerose aziende del settore.
La situazione è dunque estremamente delicata e richiede una risposta coordinata a livello europeo. L’Unione Europea ha già annunciato che reagirà con fermezza a qualsiasi barriera commerciale ingiustificata. Il premier polacco e presidente di turno dell’UE, Donald Tusk, ha sottolineato che l’UE non è stata creata per “fregare nessuno”, ma per favorire il libero commercio e rafforzare i rapporti transatlantici. Tuttavia, se gli Stati Uniti procederanno con l’introduzione dei nuovi dazi, l’Europa dovrà valutare contromisure adeguate per proteggere le proprie economie.
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