Il Governo sceglie la strada del nuovo decreto legge per superare l’impasse creatasi attorno alla norma che prevede incentivi economici agli avvocati che favoriscono il rimpatrio volontario dei propri assistiti stranieri. Una decisione maturata dopo il colloquio al Quirinale tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, durante il quale il Capo dello Stato ha espresso con chiarezza che la disposizione, così formulata, “non può andare avanti”.
Il decreto Sicurezza attualmente in conversione scade il 25 aprile. Intervenire con un emendamento avrebbe imposto un nuovo passaggio al Senato, rendendo impossibile rispettare i tempi. Da qui la scelta di un provvedimento autonomo, che sarà portato al Consiglio dei ministri di oggi o di domani, come confermato da fonti parlamentari della maggioranza.
La decisione ha immediatamente acceso lo scontro politico. La capogruppo del Partito Democratico, Chiara Braga, parla di “scontro deliberato con il Colle” e di una “fibrillazione istituzionale senza precedenti”. Per i dem, l’assenza di emendamenti annunciata dai presidenti delle Commissioni competenti rappresenta “un atteggiamento inaccettabile” che forzerebbe l’esame parlamentare e i rapporti con il Quirinale.
Da Milano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha respinto le accuse: “Il decreto non lo considero un pasticcio. Stiamo raccogliendo i rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e li trasformeremo in un provvedimento ad hoc. Non c’erano i margini di tempo per correggere la norma in conversione. Ma la norma rimane, perché è di assoluto buon senso”.
Il vicepremier Antonio Tajani ha confermato un doppio Consiglio dei ministri per trovare una soluzione, mentre Matteo Salvini ha minimizzato le tensioni: “Non mi stupisco più di nulla”, ha detto, ribadendo che l’obiettivo resta quello di “velocizzare espulsioni e rimpatri”.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di “allarme rientrato”, pur definendolo “giustificato”, e ha escluso l’ipotesi di un Parlamento aperto il 25 aprile per la conversione del decreto.
In Aula alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso l’impianto complessivo del provvedimento: “Attribuiamo una chiara priorità politica a questo decreto. Non sono misure spot: stiamo costruendo un’azione strutturata per restituire ordine e legalità alle comunità”.
Dure le reazioni delle opposizioni. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi ha definito la norma sugli avvocati “incostituzionale”, accusando il Governo di aver difeso l’articolo “a spada tratta” nonostante il richiamo del Quirinale. Per Davide Faraone (Italia Viva), l’ipotesi di un decreto ad hoc rappresenta “un nuovo capolavoro di improvvisazione” e “il primo caso di un decreto che modifica un altro decreto non ancora approvato”.
Il Governo punta ora a chiudere rapidamente il caso, riscrivendo la norma contestata senza compromettere l’impianto del decreto Sicurezza. Ma la vicenda ha già aperto una frattura politica e istituzionale che difficilmente si ricomporrà nel breve periodo.
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