Si compie il passaggio più drammatico della vertenza siderurgica nazionale. Il Direttore Generale di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, Maurizio Saitta, ha confermato ai rappresentanti sindacali riuniti al Ministero del Lavoro che da questa mattina tutti gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto risultano totalmente spenti.
La disattivazione definitiva dei bruciatori giunge in esecuzione del pronunciamento della Corte di Cassazione, che nei giorni scorsi ha rigettato i ricorsi presentati da AdI e Ilva in A.S., confermando il decreto del Tribunale di Milano che imponeva il blocco dell’area a caldo per ragioni di tutela ambientale e sanitaria.
La trattativa al Ministero e il nodo ammortizzatori sociali
La notizia dello spegnimento è arrivata in concomitanza con l’apertura della procedura d’emergenza per la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), richiesta dall’Amministrazione Straordinaria per 8.622 lavoratori.
L’incontro al Ministero si è tuttavia concluso con un aggiornamento senza intesa. I sindacati hanno espresso forte contrarietà di fronte all’incertezza sulla tenuta degli stipendi e sull’effetto a catena per l’indotto tarantino e nazionale.
«Non va niente bene quando si parla di mettere in cassa integrazione 8.622 persone in una condizione dove poi c’è anche la ricaduta sull’indotto. Abbiamo detto chiaramente all’amministrazione straordinaria e al ministero che devono garantire la continuità degli stabilimenti e la continuità salariale dei lavoratori. Non sono stati in grado di darci garanzie sulle retribuzioni, l’incontro è stato aggiornato ma la situazione rimane grave: non ci sono le condizioni per arrivare ad alcun accordo senza un futuro di lavoro», ha dichiarato Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil.
L’interruzione della linea primario-siderurgica giunge alla vigilia del termine ultimo per la presentazione delle offerte vincolanti per la gara di acquisizione degli asset del gruppo (fissato per l’8 novembre), aumentando la pressione sul Governo per l’individuazione di interventi di sostegno immediato ai lavoratori e al comparto delle imprese creditrici.
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