Il sistema fiscale italiano evidenzia una profonda spaccatura strutturale. Secondo il nuovo Report stilato da Itinerari Previdenziali basato sulle dichiarazioni dei redditi 2024, circa 24,8 milioni di italiani non versano un solo euro di Irpef. Su una popolazione complessiva di 58,9 milioni di abitanti si contano 42,8 milioni di contribuenti, ma quelli che effettivamente pagano l’imposta sono poco più di 34,1 milioni, lasciando quasi 9 milioni di contribuenti formali del tutto esenti o incapienti.
Il quadro che ne deriva mostra una concentrazione del carico fiscale su una platea estremamente ridotta della popolazione. Il 47,13% dei contribuenti dichiara fino a 20mila euro annui e versa appena il 5% dell’Irpef totale, risultando di fatto a totale carico del restante corpo sociale. Ampliando la fascia fino a 29mila euro, si nota che quasi il 70% dei contribuenti copre appena il 21,33% del gettito. Al contrario, il 30,22% dei contribuenti si fa carico di ben il 78,67% dell’intera imposta.
Spostando l’attenzione sui redditi più elevati, la sproporzione diventa ancora più evidente. Chi dichiara oltre 35mila euro annui rappresenta il 18,78% dei contribuenti ma garantisce il 65% dell’Irpef. Salendo oltre i 55mila euro si trova il 6,25% della platea, responsabile del 40,63% del gettito. Infine, la fascia apicale con redditi oltre i 100mila euro comprende 745.615 persone, ovvero l’1,75% dei contribuenti, che versa da sola il 22,25% del totale dell’imposta, con la quota specifica di chi supera i 200mila euro (lo 0,3%) che contribuisce a quasi il 10%.
A complicare la sostenibilità del sistema interviene la divergenza tra la crescita dei redditi e l’esplosione della spesa pubblica nell’arco degli ultimi diciassette anni. Tra il 2008 e il 2024 i redditi dichiarati sono rimasti sostanzialmente stagnanti, con un incremento del 34,54% (pari a 270 miliardi), in linea con l’inflazione del periodo (+32,17%) e la crescita del PIL (+34,31%).
Nello stesso arco temporale, la spesa pubblica è cresciuta a ritmi decisamente più sostenuti, passando da 789,45 miliardi nel 2008 a 1.108,4 miliardi nel 2024, con un balzo del 40,4%. Particolarmente critica appare la dinamica della spesa per l’assistenza, impennata del 146,5% e passata da 73 a 180 miliardi di euro. Una traiettoria che solleva forti interrogativi sulla tenuta dello Stato sociale e sulla redistribuzione delle risorse nel lungo periodo.
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