La giornata politica del 21 aprile si chiude con un parziale sblocco del dossier nomine: il Governo si prepara a completare la squadra dei sottosegretari, mentre resta irrisolta la partita più delicata, quella della successione alla presidenza della Consob. Parallelamente, arriva la svolta sul caso Terna: Giuseppina Di Foggia ha comunicato la disponibilità a rinunciare alla buonuscita, condizione necessaria per assumere la guida dell’Eni.
La premier punta a chiudere rapidamente le cinque caselle rimaste vacanti dopo il riassetto seguito al referendum interno alla maggioranza. Tra le nomine considerate ormai certe figura quella di Paolo Barelli, destinato ai Rapporti con il Parlamento come sottosegretario, affiancando Matilde Siracusano. Per Forza Italia non sono previste ulteriori modifiche, mentre Noi Moderati dovrebbe ottenere un posto dopo l’uscita di Giorgio Silli dalla Farnesina.
Sul fronte di Fratelli d’Italia, si lavora a un profilo proveniente dal Sud per riequilibrare la rappresentanza territoriale. Ma il vero terreno di scontro resta la Consob: la Lega continua a sostenere Federico Freni, attuale sottosegretario al Mef, mentre Palazzo Chigi mantiene una posizione più prudente. Le perplessità riguardano il possibile conflitto di interessi, dato il ruolo di Freni nella riforma del Testo unico della Finanza. Anche il sindacato interno dell’Authority ha richiamato la necessità di garantire piena indipendenza nella scelta del successore di Paolo Savona.
Intanto, sul fronte delle partecipate, si chiude il caso più esplosivo delle ultime settimane. Dopo l’altolà della premier e le osservazioni del Mef, Giuseppina Di Foggia ha accettato di rinunciare alla severance da 7,3 milioni di euro, aprendo così la strada alla sua nomina alla presidenza dell’Eni. Una decisione che consente di superare l’impasse istituzionale e politica generata dalla richiesta di indennità per un passaggio tra due società dello stesso perimetro pubblico.
La rinuncia, confermata anche da fonti aziendali, rappresenta un gesto di distensione in un momento in cui il Governo è impegnato su più fronti, tra il decreto Sicurezza, le nomine nelle partecipate e la definizione del Documento di finanza pubblica.
Resta ora da sciogliere il nodo Consob, l’unico tassello ancora privo di una soluzione condivisa. La maggioranza continua a trattare, ma la distanza tra le posizioni dei partiti rende probabile un ulteriore rinvio.
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