L’Ocse rivede al ribasso le prospettive dell’economia italiana e avverte che la stima di crescita allo 0,4% per il 2026 potrebbe essere oggetto di una nuova valutazione nelle prossime settimane. La fotografia scattata nella Economic Survey dedicata all’Italia mostra un Paese che ha beneficiato della spinta del Pnrr e del ritorno al surplus primario, ma che resta esposto a rischi significativi legati al contesto geopolitico e alla fragilità strutturale della propria economia.
Secondo l’organizzazione, l’Italia ha ridotto il deficit a poco più del 3% nel 2025, registrando un calo dello spread e un miglioramento del giudizio delle agenzie di rating. Tuttavia, il debito pubblico oltre il 137% del Pil e le pressioni di spesa rendono necessario un percorso di consolidamento più incisivo. L’Ocse avverte che, nell’attuale assetto di entrate e uscite, debito e deficit continuerebbero a crescere, richiedendo una “significativa correzione di bilancio” e riforme su spesa e tassazione per rispettare la traiettoria concordata con l’Unione europea.
A complicare il quadro intervengono gli impegni di spesa per la difesa e gli effetti della guerra in Medio Oriente, che secondo l’Ocse “creerà ulteriori sfide al consolidamento”. Lo shock energetico generato dal conflitto peserà su consumi, investimenti e produzione, rallentando la crescita nei prossimi due anni. Le stime di crescita per il 2027 sono state tagliate allo 0,6%, con rischi orientati al ribasso.
Nonostante ciò, l’organizzazione riconosce che gli investimenti pubblici, sostenuti dal Pnrr e dai bonus fiscali, hanno raggiunto nel 2025 il 3,8% del Pil, il livello più alto degli ultimi 35 anni. Per mantenere questo slancio, l’Ocse chiede una strategia selettiva che prosegua la spinta del Pnrr e si concentri su fisco, giustizia, pubblica amministrazione e partecipazione al mercato del lavoro.
Sul fronte sociale, la Survey evidenzia criticità profonde. A fine 2025 i salari reali erano ancora inferiori ai livelli del 2019, con una perdita di potere d’acquisto che colpisce soprattutto i giovani. L’Ocse rileva che i salari reali dei lavoratori più giovani sono rimasti al di sotto dei livelli del 1990, segno di una stagnazione di lungo periodo legata alla bassa produttività.
Il Paese continua inoltre a registrare una delle quote più elevate di Neet tra i 20‑24 anni, pari al 15,4%, nonostante un miglioramento rispetto al passato. Il tasso di occupazione dei giovani resta tra i più bassi dell’area Ocse, mentre i finanziamenti all’università sono inferiori alla media internazionale, limitando la capacità del sistema formativo di preparare laureati pronti per il mercato del lavoro.
Sul fronte fiscale, l’Ocse riconosce i progressi nella lotta all’evasione ma segnala “ampi deficit nella riscossione delle entrate”, soprattutto tra i lavoratori autonomi. L’organizzazione suggerisce di ridurre le esenzioni Iva, promuovere i pagamenti digitali e spostare parte del carico fiscale dal lavoro alla proprietà, per favorire occupazione e investimenti.
Infine, la Survey dedica ampio spazio alla questione energetica. L’Italia, osserva l’Ocse, dipende ancora in larga misura dai combustibili fossili, con effetti negativi su competitività, sicurezza energetica e obiettivi climatici. Per invertire la rotta, è necessario un “cambiamento profondo del mix energetico”, accelerando su rinnovabili, elettrificazione e infrastrutture di generazione, trasmissione e stoccaggio.
Il capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta, ha confermato che le previsioni saranno riesaminate a giugno, alla luce dell’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e del recente calo del prezzo del Brent. “L’Italia ha mostrato resilienza, ma la crescita di lungo periodo resta modesta”, ha dichiarato, richiamando l’urgenza di riforme strutturali per sostenere produttività, occupazione giovanile e competitività.
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