Giovanni Mensorio

Dalla fine della pandemia ad ora il Pil ed il tasso di occupazione del Sud crescono più del Centro-Nord. Lo dicono i dati di Banca d’Italia, Svimez ed altri Centri studi. Un segnale positivo ma la strada per colmare il divario nazionale è ancora lunga. I dati, però, indicano che il Mezzogiorno, se messo in condizioni, può competere e fare la sua parte. Dopo la pandemia, il Prodotto interno lordo delle regioni meridionali è cresciuto di quasi l’8 per cento, oltre 2 punti in più rispetto ai dati registrati nelle regioni del Centro-Nord. In termini pro capite, l’espansione ha superato il 10%, quasi il doppio del resto del Paese. Nel quinquennio 2020-24, l’occupazione è aumentata del 6% nelle regioni meridionali, oltre due volte l’incremento osservato nelle regioni centro-settentrionali. Un ruolo importante per la crescita lo svolgono le istituzioni. A tal proposito abbiamo chiesto un commento a Giovanni Mensorio, presidente della Commissione della Regione Campania con delega ad attività produttive, programmazione, industria, commercio, turismo e lavoro.

Qual è l’indirizzo politico della nuova governance regionale relativo alle imprese campane?

“Il programma di governo del centrosinistra campano delinea con chiarezza una visione in cui il sostegno alle imprese non è un obiettivo accessorio, ma un pilastro centrale dello sviluppo regionale. Si tratta di un approccio che coniuga attenzione alla coesione sociale e alla qualità del lavoro con la valorizzazione del tessuto produttivo campano. Il presidente Fico ha indicato esplicitamente il sostegno alle imprese come condizione necessaria per tenere in piedi i livelli occupazionali della nostra terra. In questo quadro, la Commissione attività produttive, che presiedo, ha un ruolo di snodo fondamentale: siamo chiamati a tradurre gli indirizzi politici della coalizione in strumenti normativi concreti, in grado di rispondere alle reali esigenze delle imprese campane, dai grandi settori strategici come l’aerospazio e l’automotive fino al commercio di prossimità e all’artigianato. Il programma prevede bandi regionali per innovazione e competitività, misure specifiche per startup, imprese giovanili e femminili, programmi di apertura ai mercati esteri e incentivi per l’ammodernamento delle strutture produttive e commerciali. È una visione ambiziosa e, ritengo, coerente con le potenzialità di questa regione”.

Quanto è importante il tema della semplificazione burocratica per la crescita delle imprese?

“È un tema che considero assolutamente prioritario, e lo dico non in astratto ma sulla base di un’esperienza diretta maturata in anni di lavoro con le categorie produttive. Quando un imprenditore deve attendere mesi per ottenere un’autorizzazione che in altre regioni viene rilasciata in settimane, non stiamo parlando di un disagio burocratico, ma di un freno reale alla competitività, di investimenti che si spostano altrove, di opportunità che si perdono. Per questo, già nella scorsa legislatura, la Commissione ha lavorato intensamente per semplificare i procedimenti normativi. Le modifiche al Testo Unico sul Commercio, approvate nel giugno scorso, ne sono un esempio concreto: abbiamo eliminato duplicazioni normative che generavano incertezze interpretative, razionalizzato i procedimenti autorizzativi, introdotto strumenti più flessibili. In questa legislatura, l’obiettivo è accelerare ulteriormente su questo versante, perché la semplificazione non è mai un traguardo definitivo, è un processo continuo che richiede ascolto costante del mondo delle imprese e capacità di adattamento legislativo alle esigenze che cambiano”.

Lei già nella passata legislatura era presidente della Commissione attività produttive, commercio e lavoro. Quali sono i risultati raggiunti e quali sono i nuovi obiettivi che si è prefissato per favorire la crescita economica in Campania?

“Nella passata legislatura abbiamo costruito un metodo di lavoro che ritengo ancora più importante dei singoli risultati: il confronto sistematico con le parti sociali, le categorie di settore, le associazioni datoriali, i sindacati. Non si legifera bene su temi produttivi senza ascoltare chi vive ogni giorno le difficoltà e le opportunità del mercato. Detto questo, tra i risultati che cito con soddisfazione vi è certamente l’aggiornamento del Testo Unico sul Commercio, che ha modernizzato un impianto normativo che non corrispondeva più alle esigenze degli operatori. Abbiamo lavorato su misure a supporto dell’occupazione e sulla programmazione economica in raccordo con le risorse europee disponibili. Per questa nuova legislatura, la rielezione alla presidenza della Commissione non è per me una semplice continuità, come ho avuto modo di dire anche pubblicamente, ma una nuova partenza. Gli obiettivi che mi sono prefissato sono ambiziosi: voglio che la Commissione lavori in modo ancora più incisivo sullo sviluppo dei distretti produttivi e artigianali, sul sostegno all’internazionalizzazione delle imprese campane, sull’implementazione delle misure per startup e innovazione previste dal programma di governo. Il tutto con la stessa attenzione al dialogo trasversale tra le forze politiche che ha caratterizzato il lavoro svolto finora”.

I dati di Banca d’Italia e Svimez dicono che il Sud sta crescendo più del Nord. In che modo la Campania può cogliere questa congiuntura favorevole e renderla stabile a prescindere dal PNRR?

“Quei dati ci restituiscono una fotografia incoraggiante, ma ci impongono anche una riflessione seria. La crescita del Mezzogiorno degli ultimi anni è stata sospinta in misura significativa dalla spesa pubblica straordinaria del PNRR e dei fondi di coesione. Il rischio reale è che, esaurito o ridotto quel flusso straordinario di risorse, la dinamica positiva si affievolisca. Per scongiurare questo scenario, la Campania deve lavorare con determinazione su due fronti. Il primo è strutturale: migliorare la qualità dei servizi pubblici essenziali, a partire dalla mobilità e dalla connettività digitale, perché nessuna impresa si radica e cresce in un territorio dove la logistica è inefficiente e l’infrastruttura digitale è carente. Il secondo è quello della capacità di attrazione degli investimenti privati, nazionali e internazionali. La Campania ha asset straordinari: una tradizione manifatturiera solida, un polo aerospaziale di rilevanza nazionale, un settore agroalimentare di eccellenza, un turismo in forte espansione. Valorizzare questi asset, creare condizioni normative e fiscali competitive, e investire sull’innovazione tecnologica”.

Come si può favorire il collegamento tra imprese, università e giovani per frenare il fenomeno della migrazione al Nord o all’estero dei nostri talenti?

“La fuga dei talenti è una ferita aperta per questa regione, e sarebbe disonesto non riconoscerlo. Ogni anno la Campania perde migliaia di giovani brillanti, formati spesso nelle nostre università, che trovano altrove le opportunità che qui non riescono a trovare. Invertire questa tendenza richiede un impegno su più livelli. Il primo è il raccordo sistematico tra il mondo accademico e quello produttivo: tirocini curriculari di qualità, dottorati industriali, laboratori di ricerca applicata in collaborazione con le imprese. La Campania ospita università di grande tradizione e competenza come la Federico II, la Vanvitelli, la Parthenope e Salerno, che devono diventare veri hub di trasferimento tecnologico verso il tessuto produttivo locale. Il secondo livello è la creazione di condizioni concrete di attrattività lavorativa: salari adeguati, prospettive di carriera, contesti aziendali stimolanti. La misura del salario minimo negli appalti regionali promossa dal presidente Fico va in questa direzione. Il terzo elemento è il sostegno alle startup e all’imprenditoria giovanile, con bandi accessibili, incubatori, mentoring. I giovani campani non mancano di idee o di capacità: mancano spesso di un ecosistema che le sorregga. La Commissione che presiedo contribuirà a costruire quell’ecosistema, lavorando in stretta sinergia con la Giunta regionale e con tutti gli attori istituzionali ed economici del territorio”.

di M.OLA


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