Il conflitto in Iran approda in Parlamento con toni netti. Nelle comunicazioni alla Camera, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito l’azione militare “al di fuori delle regole del diritto internazionale”, rispondendo alle proteste delle opposizioni che accusavano Stati Uniti e Israele di aver agito fuori dal perimetro giuridico internazionale.

“È stata al di fuori delle regole del diritto internazionale”, ha dichiarato Crosetto, sottolineando come l’attacco sia partito in un contesto di massima tensione e abbia aperto una crisi che ora l’Italia è chiamata a gestire nelle sue conseguenze. “L’Italia non è in guerra”, ha precisato, ma sta operando per mitigare gli effetti del conflitto in stretto coordinamento con gli alleati.

Sul piano operativo, il ministro ha annunciato l’innalzamento al massimo livello di protezione della difesa aerea e antibalistica nazionale, in raccordo con la Nato, spiegando che “di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto”. È in corso inoltre una rimodulazione degli assetti militari italiani nell’area mediorientale, con trasferimenti di personale tra Kuwait, Qatar e Arabia Saudita e il ritiro del contingente dal Bahrein.

Quanto all’eventuale utilizzo delle basi statunitensi presenti in Italia per operazioni contro l’Iran, Crosetto ha chiarito che non è pervenuta alcuna richiesta. Qualora ciò avvenisse, ogni decisione sarà condivisa con il Parlamento, nel rispetto degli accordi bilaterali vigenti.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha evidenziato la dimensione umanitaria e consolare della crisi: sono circa 100mila gli italiani coinvolti direttamente o indirettamente nelle aree interessate. Diecimila connazionali sono stati già assistiti per lasciare le zone a rischio, con voli speciali organizzati in collaborazione con il ministero della Difesa e compagnie aeree italiane.

Tajani ha ribadito che la priorità diplomatica resta la de-escalation, pur mantenendo ferma la posizione italiana sul dossier nucleare iraniano e sulla sicurezza di Israele e dell’Europa. La crisi, ha ricordato, incide anche sugli interessi economici nazionali: nel Mar Rosso transita una quota rilevante del commercio marittimo italiano, motivo per cui Roma è impegnata nelle missioni navali europee a tutela delle rotte strategiche.

In Aula si prepara ora il voto su una risoluzione di maggioranza che impegna il governo a partecipare agli sforzi comuni in ambito Ue per la difesa di eventuali Stati membri colpiti da attacchi missilistici o via droni e a confermare il rispetto del quadro giuridico nell’uso delle installazioni militari concesse agli Stati Uniti.

La crisi iraniana si conferma così un passaggio cruciale per la politica estera e di difesa italiana, tra tutela della legalità internazionale, sicurezza nazionale e gestione di un’area strategica ad alta instabilità.


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